venerdì 1 gennaio 2016

L'Anno che verrà

Non credo che cambieranno molte cose, a parte il mondo e le funzionalità essenziali. Per esempio il mondo del lavoro, dove le competenze tecnologiche, scientifiche, e linguistiche sono una necessità assoluta ( e una carenza nazionale). Oppure nel mondo della Produzione, in cui necessariamente, per competere con le iperproduttività orientali, si dovranno cancellare totem sindacali su cui ci si era comodamente addormentati. O ancora nel welfare, anche qui mettendo in un cassetto (profondo come un pozzo) le comode illusioni di prepensionamento, pensionamento, sicurezza, sanità e sostegno. Poco cambierà in politica, a parte la minuzia democratica: inutile, o almeno superfluo, votare creando confusione. Siamo in un nuovo modello di regime, in cui "ci pensa Lui" e i suoi accoliti ministri. Gli americani della Silicon Valley usano un vocabolo: "disruptive". Vuol dire, più o meno, dirompente, capace di rompere gli schemi e le abitudini. Applicano il vocabolo a tutto ciò che fa economia, processo, produzione. E hanno ragione, almeno nei fatti. Da noi di dirompente è rimasto solamente il rimpianto del passato, ma sui cocci che ci rimangono in mano non si costruisce nulla. Holland, il Pinguino presidente francese, ha annunciato un piano di riqualificazione formativa per oltre 500 mila lavoratori francesi, un piano per rimettere la Francia in linea con i nuovi "skill" e le nuove "competenze" necessarie nel mondo post industriale. Noi giriamo vorticosamente i pollici. Ecco: l'anno che verrà, speriamo, porterà ulteriori giramenti di pollici. E auguri a tutti !

martedì 3 gennaio 2012

QUARTO REICH

Alla fine la Germania ce l'ha fatta. Ha conquistato l'Europa senza sparare un colpo di cannone. Mentre l'Europa boccheggia sfinita dall'Euro e dalle restrizioni di politica economica nazionale, la piena occupazione tedesca indica che il progetto avviato da Helmut Kohl e proseguito da Angela Merkel ha ottenuto l'obiettivo. Dalla riunificazione tedesca alla conquista finanziaria della Polonia, proseguendo con l'assoggettamento economico e industriale dell'ex Europa orientale (Austria, Ungheria, Romania), fino all'azzoppamento dei nemici storici (Francia e Inghilterra), all'impoverimento degli alleati storici (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo) oggi divenuti potenziali aree di conquista, via via fino alla soluzione della questione balcanica, forte dell'apparato istituzionale del Tribunale dell'Aia che condanna chi rema contro il progetto pan germanico continentale, per finire con il nuovo patto russo-tedesco basato su oleo-gasdotti in comune, il quadro della conquista del Continente Europa da parte di Berlino si mostra in tutto la sua organicità.
Possiamo dire che per la prima volta una guerra continentale è stata combattuta e vinta senza sparare un colpo, lasciando qua e là aree di grande disagio sociale  e non di morte e distruzione : in questo senso potremmo anche essere contenti della nuova strategia tedesca. Ma resta il fatto che tutte le parole spese sulla necessità dell'Unione Europea, dei grandi progetti continentali, dei Patti leonini firmati dai Governi via via succedutisi, erano e sono una Grande Bufala tesa a mascherare il vero progetto sottaciuto, il dominio tedesco sul continente.
Allo stato dei fatti il Quarto Reich è cominciato. Ora si tratta di capire chi vorrà, e come potrà, avviare un processo di Resistenza al nuovo Reich.

sabato 31 dicembre 2011

BUDAPEST 2012

Se ne parla troppo poco. Quello che sta accadendo a Budapest è un segnale talmente allarmante, talmente simile a quanto accadde in Italia e Germania negli anni '20 del secolo scorso, da non poter passare sotto silenzio. Il governo di destra ha semplicemente tolto la libertà di stampa e arrestato un alto magistrato che ha osato bollare la legge bavaglio come anticostituzionale. In preda a una crisi economica e finanziaria epocale l'Ungheria reagisce con le solite armi demagogiche del fascismo, dell'annullamento delle libertà, dell'autarchia, del rifiuto degli accordi sovranazionali. Budapest, grande alleata dela Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, terra di Ustasha, tanto per non dimenticare.
Le grandi crisi finanziarie portano con sé reazioni antidemocratiche. A Salt Lake City hanno iniziato a muoversi le ronde locali, travestite da supereroi, che bastonano immigrati e irregolari. Una ventata di follia si sta nuovamente abbattendo sul mondo. Da noi i dati di chiusura d'anno sono allarmanti: borsa -25%, gasolio + 27%, spread btp +527, rincari di luce e gas, tagli ai servizi pubblici. Tra Roma e Budapest corre da secoli un filo rosso di somiglianza. L'Europa nell'ultimo secolo non è cambiata significativamente sotto il profilo culturale. Cosa dobbiamo aspettarci dal 2012 ?

domenica 27 novembre 2011

CAPOLINEA EUROPA

Sembra un destino scolpito col fuoco nella pietra: il ruolo della Germania è quello di cercare di conquistare l'Europa e poi far esplodere il continente in guerre di varia forma e modalità.
L'insistenza con cui la cancelliera Merkel nega la necessità di una Europa solidale, politica e finanziaria, di cui gli "Euro bond" potrebbero essere la prima manifestazione indica con estrema chiarezza che alla Germania interessava non un continente coeso ma un continente sotteso alle proprie necessità economiche, industriali e produttive.
L'attacco all'Euro, iniziato diversi mesi fa, coincide con la destabilizzazione dell'area mediterranea, e non è certamente un caso. In un mondo multipolare vincono le grandi piattaforme (Cina, USA, India, Brasile, Australia) e perdono le aree piccole o frammentate (Europa, Giappone, Medio Oriente).
La crisi dell'Euro e dell'Europa ricorda da vicino il crack della Russia del 1998, un crack determinato dallo strapotere dell'economia in assenza di un sufficiente peso politico.
La Russia si riprese con l'avvento di Putin che riportò, bene o male, l'economia sotto il controllo politico. Nella fase di default, comunque, l'impero russo perse pezzi importanti, prevalentemente nel sud, nelle aree islamiche e petrolifere.
Allo stesso modo l'Europa potrà risollevarsi solamente mediante una concentrazione del potere politico, lasciando al proprio destino aree geo-politiche oggi secondarie.
Nel merito delle crisi locali (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna) alcuni analisti sostengono che il nodo da sciogliere non è quello della finanza speculativa ma quello del debito pubblico, come dire che le politiche di stampo keynesiano del passato sarebbero la causa prima degli immensi indebitamenti statali. Può darsi, ma se quella è la malattia non si capisce perché la cura debba essere l'abolizione degli interventi sociali e asistenziali, il taglio dell'occupazione pubblica, la riduzione degli stipendi, una nuova iper-tassazione che colpisce i ceti medio bassi per rimpinguare le casse dell'alta finanza speculativa. Insomma, le cure proposte da FMI e BCE non sono nè convincenti nè utili, al contrario rischiano di procurare una recessione continentale di proporzioni bibliche, con ricadute sociali inimmaginabili.
In questa impasse politica, che trasuda incompetenza e sussidiarietà ai poteri finanziari, 300 milioni di cittadini europei non possono immaginare quale futuro li attenda.
Negli USA il sistema corrente, ovvero la dipendenza dai poteri finanziri, ha prodotto 46 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà (il 15% della popolazione) : quali ricadute potrà avere l'applicazione del medesimo sistema in un continente molto meno forte degli USA come la nostra Europa ?
 

giovedì 17 novembre 2011

DEMOCRAZIA ADDIO

Il governo tecnocratico recentemente approvato segna il confine tra un'orrenda seconda repubblica e l'avvio di una terza stagione in cui il ruolo del parlamento viene definitivamente ridimensionato.
Col governo tecnocratico valgono più le rappresentanze delle "categorie sociali", un tempo erano chiamate corporazioni, che non le attuali cosiddette rappresentanze politiche formali.
Il tempo della democrazia rappresentativa, almeno in Italia, sembra terminato.
Due possibilità si aprono: da un lato la democrazia diretta a mezzo internet, dall'altro una democrazia "ristretta" dove in luogo di un ampio schieramento parlamentare siano interpellate le rappresentanze ristrette delle categorie rappresentative (associazioni, sindacati eccetera).
Personalmente preferirei la prima soluzione, ma credo che l'attualità imponga la seconda.
 

venerdì 28 ottobre 2011

L'INTERPRETAZIONE

Sui muri delle città campeggia da poco tempo una nuova pubblicità in cui un uomo regge un libro che riporta la scritta "I fatti sono nemici della verità".  Una scritta a prima vista paradossale, certamente provocatoria, ma in ultima analisi stimolante per una riflessione. Sappiamo bene come non esistano due testimonianze concordanti in un incidente, a volte addirittura sembra, ascoltando i resoconti degli osservatori, che stiano raccontando episodi completamente diversi. L'interpretazione, l'interpretazione soggettiva dei fatti, è la realtà soggettiva. Lo sforzo è individuare una situazione mediana, accettabile da tutti gli osservatori, che potremmo definire come "fatto" e che accettiamo definire come "fatto" malgrado si tratti di una ricostruzione, di una rielaborazione. Una specie di "variazione sul tema" come si usa fare in musica. L'interpretazione dei colori è totalmente soggettiva: potremo concordare con altri sul fatto che il tal muro è grigio, ma difficilmente potremo concordare completamente, senza il minimo dubbio, su quale tonalità di grigio stiamo osservando. Nell'arte, in tutta l'arte, l'interpretazione è la parte fondamentale dello scambio che intercorre tra artista, opera e osservatore: lo stato d'animo e le emozioni dell'artista si incrociano con quelli dell'osservatore in un gioco combinatorio degno della legge dei grandi numeri, il cui risultato non è mai uguale a zero, ma sempre diverso,  anche quando riguarda il medesimo osservatore. Le lingue del mondo ci informano del fatto che con uno strumento uguale (apparato vocale) gli uomini hanno costruito sistemi di codificazione, interpretazione e trasmissione straordinariamente differenti. Con sette note e dodici semitoni scriviamo musiche diverse da millenni, o forse suoniamo sempre interpretazioni diverse della stessa musica. Con pennelli e macchine fotografiche raffiguriamo da sempre gli stessi soggetti, ognuno sviluppando i propri modelli interpretativi, ognuno immaginando di ricreare una propria oggettività attraverso la rappresentazione soggettiva.  In questo incessante brusìo interpretativo la "verità" è l'ultima necessità, confusa molte volte con l'oggettività, che è cosa diversa. Si potrebbe obiettare che in questo panorama la scienza goda di un diverso primato, ma anche la scienza arranca per progressi successivi, per passaggi successivi in cui comunque l'interpretazione soggettiva iniziale del ricercatore-scopritore è l'elemento di svolta, di evoluzione, di sviluppo. Senza l'interpretazione soggettiva, insomma, non esisterebbe nulla, tanto meno, paradossalmente,  i fatti. La verità, come sempre, è un'istanza inconoscibile.

lunedì 24 ottobre 2011

LA FESTA E' FINITA

Eccoci finalmente al dunque. In Tunisia, dopo libere elezioni, si afferma il Partito Islamico. Il Libia, dopo il dissennato intervento occidentale, viene proclamata la Sha'aria come Legge Fondamentale dello Stato.
Chi si fosse illuso sul fatto che la "primavera maghrebina" fosse dettata da criteri di modernità e illuminismo di stampo occidentale è servito, compreso quelle anime belle che in televisione e sui giornali ci hanno menato il torrone per mesi parlando di democrazia e libertà in salsa berbera.
Io, si sa, sono un fesso, e come tale ho affermato fin dai primi moti tunisini che armi e organizzazione erano troppo sofisticate per parlare di rivoluzione dal basso trasmessa via web. Affermai che era alle viste una manovra di accerchiamento, favorita da interessi politici iraniani, capitali arabi e accondiscendenza cinese.
Ero fesso e presumo che morirò ancora più fesso. Perchè ad avere ragione non ci si prova ormai neppure più gusto.
 

mercoledì 19 ottobre 2011

COSTITUZIONE OFFESA

COSTITUZIONE OFFESA

Troppi gli articoli della nostra Costituzione che non vengono applicati. Se lo fossero non saremmo così indignati, l'economia sarebbe al servizio delle persone, la libertà di informazione sarebbe reale.

Art. 41                  L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza , alla libertà e alla dignità umana. La Legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e condotta a  fini sociali.

Art.  47                 La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, controlla e coordina l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice, e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Viene quasi da piangere nel leggere questi due articoli della nostra Costituzione. Quali controlli esercita la Legge nei confronti di un' iniziativa economica che di utilità sociale non ne ha ? Quali controlli opera sull'esercizio del Credito, sempre più iniquo, vessatorio, speculativo, oltraggioso nei confronti del cittadino ? Quali controlli, quando l'amministratore delegato di Unicredit è indagato per frode fiscale per oltre 250 milioni di euro ? Quali istanze opera la Legge a supporto di un risparmio eroso dalla finanza, dai licenziamenti, dal precariato? Quali favori opera per il risparmiatore nei confronti delle grandi imprese produttive, alcune impastoiate fino alla nausea in vicende giudiziarie (Finmeccanica), altre in chiusura (Fincantieri) altre in fuga (FIAT) ?

martedì 18 ottobre 2011

IL TUTTO E IL NULLA

IL TUTTO E IL NULLA

Esiste un parallelo sconcertante tra filosofia, politica e arte: un "continuum" che ha caratterizzato gli ultimi due secoli ed è ora destinato ad una profonda trasformazione.

Con la Rivoluzione francese (1789) inizia l'ascesa della borghesia, industriale e commerciale. E' un processo economico che abbraccia l'emersione dell'Illuminismo e dell'Idealismo, filosofie che traggono spunto dalle medesime premesse ma che giungono a conclusioni profondamente dissimili. In una si afferma la Ragione dell'Intelletto, al netto delle gerarchie sociali, mentre nella seconda il finalismo ideale è prevalente rispetto al puro intelletto. Una forma borghese, la prima, che tende a liberarsi dall'oppressione dello Stato, una forma diversa, la seconda, che tende a formare lo Stato borghese. Concetti a cui anche la musica si affianca. Con Beethoven, inizialmente incompreso dall'aristocrazia, la borghesia trova il suo momento musicale, trasformando l'autore, fino ad allora appartenente alla congrega degli artigiani, in artista, in figura ideale. Beethoven, Schumann, Wagner, Brahms, Chopin  e via fino a Mahler e Richard Strauss offrono alla borghesia un modello artistico di riferimento, unitamente ad un linguaggio tecnico-teorico-ideale musicale di riferimento. Un linguaggio che si basa sull'attesa (creata dalla melodia e dall'armonia) e dalla risposta all'attesa, definita dall'evolversi della struttura sinfonica o concertistica. Un linguaggio che il pubblico comprende e apprezza.

In quel mondo complesso, in cui società, economia, filosofia e arti seguono percorsi paralleli, si inserisce nel 1848 il pensiero marxiano, che tende a interpretare fino alle estreme conseguenze la curva delle possibilità di sviluppo e di trasformazione che lo scenario economico-politico-sociale dell'epoca individua. Marx affermerà che il comunismo è la conseguenza logica dello sviluppo del capitalismo borghese. Marx non cambia il linguaggio della filosofia, non trasforma le regole della tecnica o della teoria socio-politico-economica. Volendo individuare un parallelo con la musica Marx sta alla filosofia come Stravinsky sta alla musica. Ma ecco che su entrambi i lati del campo, quello filosofico e quello musicale, entrano nuovi attori. In filosofia politica giunge Lenin, in musica Schonberg. Entrambi sviluppano i temi originali attribuendo però alle rispettive aree di competenza la necessità di abbattere la tecnica, la teoria, la struttura.

A Lenin seguono una moltitudine di autori, a Schonberg segue Werner che spiega benissimo la teoria della dodecafonia, ma non riesce a vendere un brano. Nella musica dodecafonica mancano le regole dell'attesa e della risposta, regole auree del successo della musica classica. In assenza delle quali il pubblico reagisce negativamente.

Le due teorie, il comunismo leninista e la dodecafonia, conquistano un pubblico estremamente limitato, in quanto tale estremista e intimamente convinto della propria superiorità intellettuale. Quelli che non capiscono la dodecafonia si rifugiano atterriti nelle braccia solide di Beethoven, Bach, Mozart, mentre gli amanti della contemporaneità li tacciano di revisionismo, di imbecillità, di non saper riconoscere la genialità. Come fanno i leninisti con chi non professa le medesime opinioni politiche.

Il novecento si spende nel dualismo (rossi e neri, guelfi e ghibellini, classici e contemporanei). La musica dodecafonica non decolla, rimane incomprensibile ai più; le strutture statali comuniste crollano sotto il proprio stesso peso. Nella società di inizio millennio che vede scomparire rapidamente sia la borghesia che il proletariato intesi in termini "marxiani" ecco apparire nuove forme musicali pop, basate su strutture semplice, comunicabili, quasi della parole d'ordine in forma di  riff. Nella rete si definisce una nuova classe sociale, un quarto stato dotato di potere d'acquisto e di competenze variegate, un quarto stato figlio di mamma borghesia e papà proletariato di cui disconosce drasticamente la parentela. Sul fronte politico-filosofico ecco apparire la democrazia diffusa attraverso la rete: parole semplici, slogan essenziali, concetti facilmente comunicabili in tutte le lingue mediante il web.

Società, filosofia, arte, politica, economia seguono sempre - sempre sia chiaro - percorsi paralleli.

Forse possiamo capire il mondo che si sta strutturando  attraverso l'attenta analisi dello scenario musicale e della rete. Forse, e il dubbio è pertinente, stiamo osservando uno dei più grandi cambiamenti che la Storia dell'Uomo ricordi.

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lunedì 19 settembre 2011

Il Sospetto

  

Se rileggo la storia del novecento, della prima metà del novecento e in particolare del periodo 1920-1940, individuo alcune attinenze un tantino preoccupanti con la realtà odierna.

1)      Gli USA entrarono in depressione nel '29

2)      La Germania sfociò nella crisi di Weimar in conseguenza della bancarotta di Wall Street

3)      In Germania prese il potere Hitler

4)      Gli USA rilanciarono l'economia attraverso una forte collaborazione industriale e finanziaria con la Germania nazista

5)      Il progetto nazista era di trasformare l'Europa in una Pan-Germania (oggi chiamata Unione Europea)

6)      Il progetto andava benissimo, inizialmente,  agli USA, tanto che ad inizio guerra – e per tutto il successivo biennio di guerra – non intervennero (l'attacco giapponese a Pearl Harbour è datato 7.12.1941, la Germania invase la Cecoslovacchia nel settembre del 1939)

7)      Durante la guerra il fronte principale per gli americani è quello sul Pacifico, l'Europa è sempre considerata marginale

8)      La situazione tedesca non preoccupa gli USA, che respingono  al mittente le navi di profughi, ebrei e non

9)      Il fronte europeo diventa essenziale quando Hitler comincia a perdere (dopo Stalingrado) e gli USA paventano un'invasione europea da parte della Russia di Stalin

10)   Gli USA entrano in campo in Europa rammaricandosi di conquistare Berlino un attimo dopo i Russi

11)   La priorità USA è anti-Mosca : dopo la guerra impongono con Yalta la propria Governance sull'Europa occidentale,  il controllo sulle risorse energetiche a mezzo insediamento del nuovo Stato di Israele, supportato da una delle più grandi mistificazioni della storia contemporanea (la Shoah) visto che prima della Guerra in Europa vivevano 4 milioni di ebrei e dopo la guerra ce n'erano ancora 3 milioni  e 600 mila circa erano emigrati tra Palestina e USA: quindi i 6 milioni di ebrei morti nei campi di concentramento sono una favola)

12)   Con il crollo del sistema sovietico (1989) riparte la corsa al pangermanesimo (economico, monetario, finanziario) supportato dagli USA

13)   Gli USA entrano in fibrillazione finanziaria (da Lehman bros in poi)

14)   Il sogno pan germanico sembra sfaldarsi a causa delle ripercussioni finanziarie innestate dai crack di Wall Street

15)   L'Europa dipende per la sua energia da Mosca e da altri "stati canaglia" regolarmente invasi dagli USA per esportare la democrazia (next stop Damasco, Siria)

16)   Pechino ha preso il posto di Tokyo nelle relazioni con gli USA sul Pacifico, e guarda con preoccupazione alla situazione finanziaria americana

17)   Pechino non può tollerare un crack americano che vanificherebbe tre quarti del proprio credito finanziario

18)   Pechino estende la propria influenza nel mondo (Africa  per risorse minerarie e energetiche)

Insomma, ho la sensazione che, mutatis mutandis, ci sia una perfetta sovrapposizione di scenari.

domenica 18 settembre 2011

il Grande Cambiamento

 

Basta guardare un albero per capire che l'ultima foglia dell'ultimo ramo è "connessa" alle radici Un albero è un sistema complesso. La società è un sistema complesso.

In questo il macro e il micro si incrociano e si assomigliano, come spesso accade.

L'Europa e l'Italia hanno perso di vista in questi ultimi anni la propria Storia, le radici, i valori, la cultura, avvolte in una Storia più grande, globale, nel tentativo di adeguarsi al cambiamento, di rinnovarsi, di partecipare al grande gioco che altrimenti annichilirebbe il continente.

Sono periodi che includono tutti, di cui si ha coscienza o meno, che raccontano solo a posteriori quanto è accaduto.

Se nei secoli precedenti Stati e individui dovevano organizzare il proprio percorso partendo dalla radice di provenienza, l'attuale scenario globale ci informa che le radici sono ininfluenti, che i ponti col passato e la tradizione, vanno tagliati di netto. Se nei secoli precedenti la tradizione era l'ancoraggio vitale, oggi è solo un retaggio, una certezza di sconfitta, la negazione dell'integrazione necessaria.

Viaggiamo tutti su un volo low-cost, dobbiamo lasciare a terra la valigia pesante e viaggiare col bagaglio a mano.

Nei miei corsi aziendali insegnavo che la riorganizzazione implica l'annullamento dei processi precedenti e la ricostruzione dei processi in un percorso bottom-up, cosa diversa quindi dall'adattamento che è una modifica parziale dei processi di modello top-down. Il nostro modello originario di tipo gerarchico lascia spazio al modello insiemistico (lo descrissi nel 1998 come "gerarchia degli insiemi") in cui la "rete" è il canale essenziale, lo strumento base.

 In questi giorni ho visto in edicola un libretto dove si presenta al mondo italiano il modello "kaizen", adattamento sistemico e permanente di origine giapponese. Cose che insegnavo dieci anni fa e oggi, a mio avviso, totalmente superate. Il modello attuale rinnega il "cambiamento adattativo" ma esige la "riorganizzazione sistemica e dei processi", nelle imprese, nella Governance e negli individui.

Forse i Maya avevano l'occhio lungo, certamente quanto sta accadendo è una vera "rivoluzione", una radicale modifica delle relazioni e del modello di pensiero. La data del 20.12.2012 è coerente con la mutazione in corso.

Passeremo dal pensiero solipsista al ragionamento reticolare e condiviso, dal governo centrale alla wiki-democracy: le convulsioni in corso nello scenario globale rappresentano il crollo del precedente modello, l'agonia del passato. Le categorie economiche e politiche del passato, anche recente, vengono spazzate,  annullate, ridisegnate, resettate.

Il processo include tutti, volenti e nolenti. Dobbiamo ripensare i modelli sociali, economici, politici, relazionali. Dobbiamo scrollarci il passato dalle spalle, guardare esclusivamente al futuro senza immaginarlo clone del passato.  

La società si trasformerà da "ramo che pensa se stesso come autonomo", ad "albero come sistema complessivo".

E' questo il grande cambiamento che abbiamo davanti ai nostri occhi.

Per conquistare questo obiettivo dobbiamo avere il coraggio di interiorizzarlo, di tagliare i ponti con la tradizione, il passato, i modelli di riferimento. Non sarà un cambiamento indolore, ma è un percorso avviato, irrinunciabile in cui chi si ferma per guardare indietro resta inevitabilmente escluso.

 

http://paroladiborz@blogspot.com

 

sabato 10 settembre 2011

scimmie, shibari e sushi

Basta. Per favore basta. Basta fare le scimmie che imitano le stupidaggini. Basta con i Manga, dove personaggi dalla sessualità incerta esprimono violenza certa, dove penose e sempre identiche storie fanno rimpiangere Re Artù,Lancillotto, Ivanhoe, Orlando e D'Artagnan. Basta con le Geishe, prigioniere di prima classe di un mondo maschilista e sciovinista dedito esclusivamente al proprio piacere. Basta col Sushi, il modo più monotono e insapore di nutrirsi, a dispetto di oltre 1500 ottime ricette mediterranee. Basta con lo Shibari, atto estremo di violenza, sopraffazione, dominio del maschio sulla donna, aberrazione mentale camuffata da cultura. Basta con tutto quello che rappresenta la negazione della parità tra ai sessi. Basta con tutto quello che mortifica l'amore ed esalta la distorsione e l'aberrazione sessuale. Riappropriamoci della nostra identità, della nostra cultura. Migliorandola, se si può. Ma basta fare le scimmie delle perversioni mentali giapponesi.

 

mercoledì 7 settembre 2011

LA GATTA FRETTOLOSA E I GATTINI CIECHI

 

Se mezzo continente è in sofferenza il problema va ricercato nella struttura dell'UE, senza accusare i singoli Stati membri.

Il proverbio è antico, il senso è comune: le cose fatte di corsa vengono male. Il governicchio italico propone l'aumento dell'IVA per diversi generi, tra i quali abbigliamento e automobili, due categorie di prodotti che non si vendono, che da anni sono in iper-sofferenza, con crolli di vendita più simili alle rapide del Colorado che a trend periodici. Facile immaginare che il provvedimento normativo porterà ad un'ulteriore contrazione dei consumi  invece dell'auspicato incremento erariale. Ma il governicchio italico ha mani e piedi legati, non disponendo ormai più della necessaria autonomia decisionale statuale, sottratta ormai da anni  col trasferimento delle scelte di politica economica da Roma a Bruxelles.

Le borse europee crollano di lunedì, perdono il martedì, rimbalzano leggermente il mercoledì e la stampa ufficiale esalta i rimbalzi tecnici, quasi fossero ascese verticali. Tutti cercano un colpevole e gli  indici accusatori puntano verso l'Italia, ma a ben guardare il possibile default non riguarda l'Italia, riguarda e interessa l'intera Europa.  Se la falla fosse italiana sarebbe la Borsa di Milano ad andare male, invece Francoforte va pure peggio.

L'elemento critico non è la stabilità di questo o quel paese, ma la struttura dell'Unione Europea intesa come meccanismo economico e finanziario. E' l'Europa che non funziona, non la Grecia, la Spagna, l'Irlanda o l'Italia. Se metà continente è in sofferenza la natura del problema va cercata a monte (se tutta la classe non va bene in matematica, forse il docente dovrebbe cambiare modalità di insegnamento).

Se l'intero sistema del credito vacilla non è colpa del solito governicchio italico, ma il vero malato è il sistema finanziario, quello che ha sostituito la normale e sana economia produttiva concorrenziale e che, per interessi incrociati, tiene in scacco i governicchi di tutta Europa, palesemente impotenti davanti ai rispettivi creditori (merchant bank, fondi sovrani, istituti finanziari, agenzie di rating).

Non potendo e non volendo affrontare il toro per le corna, non potendo o non volendo liberarsi di BCE e FMI, i governicchi ricorrono ad espedienti da quattro soldi, buoni per essere sbandierati come soluzioni salvifiche e in realtà utili solo per moderare l'accanimento speculativo sugli interessi finanziari del debito pubblico. Ai benefici effetti dei provvedimenti adottati non crede nessuno, però va bene che la stampa diffonda l'idea che "stiamo lavorando per voi".

mercoledì 31 agosto 2011

PREMIATA BOCCIOFILA "DA SILVIO"

 

Se la Comunità Europea avesse interpellato una bocciofila di paese, in luogo del Governo Italiano,  allo scopo di individuare manovre correttive per la finanza pubblica avrebbe probabilmente ricevuto proposte più concrete di quelle che quotidianamente, da circa un mese, si  accavallano nei bollettini governativi  regolarmente rimessi in discussione dai dispacci delle sedi di partito. Peggio, dalle segreterie personali dei diversi ministri che a diverso titolo partecipano questa cosa curiosa che ci ostiniamo a chiamare Governo.

Non un'idea. Tante proposte, eguali e contrarie, in cui appare netta solamente una cosa: non esiste una strategia, non un piano, non un indirizzo. L'abbronzatissimo Calderoli nega quel che afferma Maroni che a sua volta rigetta le ipotesi di Bossi regolarmente impegnato a smentire Berlusconi che tenta in ogni modo di contenere Tremonti che ce l'ha con Brunetta che non sopporta Sacconi. Tutti parlano a nuora (Alfano, già democristiano siciliano di scuola limiana, sic !) perché suocera (Berlusconi, tessera P2, sob !) intenda. Draghi tace, Napolitano auspica, l'Europa attende, il Vaticano esorta, ma nella bocciofila di strapaese - colpita dal sole d'agosto e inondata  da fiumi di  barbera - ognuno parla, urla e grida con l'unico intento di far sentire la propria voce, con un tono più alto degli altri.

Un effetto, però, è stato raggiunto : mettere tutti, ma proprio tutti (persino la UIL  !) d'accordo contro questo club di arruffapopoli, smargiassi , incompetenti e inconcludenti personaggi che compongono una cosa che ancora ci ostiniamo a chiamare Governo

 

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lunedì 15 agosto 2011

la Globalizzazione impossibile

 

Attorno agli anni 50 del XIX secolo Karl Marx vive in miseria assoluta nel quartiere londinese di Soho. Non conosce abbastanza bene l'inglese per scrivere correntemente in quella lingua, la Prussia lo giudica indesiderabile, il movimento socialista è frantumato in un dedalo di invidie e pettegolezzi, l'Inghilterra promuove la propria versione della globalizzazione economica basata sul colonialismo tessile dell'India, la Francia di Napoleone III è in piena ristrutturazione aristocratica, la Russia vuole abbattere l'Impero Ottomano, gli Stati Uniti stanno formandosi, le alleanze politiche europee sono a geometria molto variabile, basate sull'opportunismo del momento. Sono anni in cui Marx intuisce la teoria del Plus Valore e la distinzione tra Capitale economico (produttivo) e finanziario (speculativo). Malgrado la drammatica situazione personale Marx intuisce che la globalizzazione inglese, determinata dalla riduzione dei tempi di relazione tra Inghilterra e India, è il motore principale per l'evoluzione del capitalismo dalla quale potrà svilupparsi il mondo socialista in cui si produrrà secondo talento e si guadagnerà secondo necessità. Il processo di globalizzazione di 160 anni fa è legato a immensi scandali finanziari, a crack bancari e borsistici , a tematiche geopolitiche che, curiosamente, sono le stesse che vengono affrontate oggi, inclusa la questione  dell'Afghanistan, allora definito da Plumbert come "una teoria tribale, non una nazione".  Insomma, 160 anni fa i problemi che attanagliavano il mondo in materia di economia, finanza, produzione e geopolitica, erano gli stessi che osserviamo oggi. E la politica di allora proponeva  rimedi  che non portavano ad alcuna soluzione. Come oggi. Napoleone III veniva descritto dalla stampa economica internazionale con i medesimi tratti con cui l'Economist odierno vaglia l'operato di Berlusconi in Italia. Quel mondo conflagrò prima nella Guerra di Crimea, poi nel conflitto mondiale del 1914. Dai tempi dell'impero romano e di Gengis Khan ogni processo, ogni tentativo di "globalizzazione" ha condotto a immensi drammi, a crolli di sistemi "imperiali" ritenuti intramontabili, a sovvertimenti, migrazioni di massa, povertà e dolore.

La questione forse non è squisitamente "politico-economica", ma di relazione tra la pulsione dell'Uomo (tribale, di clan) e quella dell'economia (espansiva, globale). L'Uomo tende a proteggere e favorire il proprio Clan, l'economia necessita di un'idea di clan "totale": in sostanza non si può produrre un'economia globalizzata funzionale fino a che rimangono attive le idee di Stato o di "federazione" come elemento di contrapposizione rispetto ad altri Stati o federazioni. Non si può godere di una globalizzazione positiva fino a che resistono esigenze speculative di monete e valute concorrenti. Il mantenimento, residuale o meno, delle resistenze statuali, valutarie, territoriali, determina un inasprimento graduale della conflittualità globale, da un lato, e l'emergenza di personaggi capaci di vivere benissimo in una palude tempestosa dove sovrapporre i propri interessi personali a quelli statuali o di clan. L'analisi anche superficiale dei contesti storici degli ultimi 2500 anni porta inevitabilmente sempre alla medesima conclusione.

In assenza di una politica "mondiale" nessuna globalizzazione può essere possibile senza conflitti sempre più gravi e aggressivi. In assenza di una valuta "globale" nessuna globalizzazione è praticabile senza che produca lacerazioni, speculazioni, catastrofi sociali di proporzioni immense, che coinvolgono interi sistemi statuali o federativi.

E altrettanto ovviamente nessuna globalizzazione è ipotizzabile quando manca una visione collettiva della relazione tra Persone:  se la visione dell'occidente è di un "uomo illuminista" e la visione orientale è di "uomo suddito dello Stato" le due modalità sono intimamente inconciliabili e portano con sé modelli  etici, morali, politici ed economici né assimilabili né integrabili, con i conseguenti conflitti potenziali e reali.

La globalizzazione finanziaria è impossibile in assenza di tutti gli altri requisiti e non può che conflagrare. E' solo questione di tempo.

mercoledì 20 luglio 2011

Rebecca & Tronchetti

Lo scandalo delle intercettazioni operate dal pianeta editoriale di Rupert Murdoch è giunto, pare, alla svolta finale: il tycoon australiano ha recitato un sentito (?) "mea culpa",  qualche testa è saltata tra Scotland Yard e Downing Street, il premier Cameroon ha fatto la sua comparsata alla camera bassa.  Se non altro la questione è stata pubblicamente dibattuta prima di finire, come d'uso, sotto il tappeto buono della sala dei ricevimenti insieme con gli altri peccati del potere.

Da noi, in italietta, c'è stato uno scandalo dalle medesime proporzioni: la Telecom di Tronchetti Provera intercettava circa 5mila utenze. Misteriosa la morte di Tavaroli, responsabile della sicurezza Telecom ai tempi delle intercettazioni. Un processo avviato nel 2008 di cui si sono perse le tracce, di cui non si sa più nulla.

Se in Inghilterra il "cui prodest" delle intercettazioni appare piuttosto evidente, in Italia la domanda delle domande – cui prodest, appunto – è rimasta inevasa. Strano che il gruppo Telecom abbia strutturato Telecom Media che ha il suo pezzo forte ne La 7, con una fisionomia politica certamente anti governativa. Strano che, come la maggior parte dei misteri italiani, anche di quel processo si sia persa la memoria.
 

martedì 19 luglio 2011

Soluzione Finale

Che i mercati finanziari non reagissero positivamente alla manovra disperata di Tremonti era prevedibile.
D'altra parte salvare capra, cavoli, agnello, lupo e barcaiolo è una manovra impossibile.
La scelta del Governo si rivela per quella che è : mantenere salde le posizioni del grande capitale e affondare i deboli tagliando i sostegni alle famiglie, i sussidi alle categorie protette, senza immaginare un futuro per gli studenti capaci ma non abbienti, per la ricerca, per le famiglie numerose.
Mentre gli scandali si susseguono e le richieste di incriminazione e cattura diventano ogni giorno più ingombranti per i rappresentanti del PDL, a tutti i livelli di governo, nazionale e locale, sul ponte di comando si fa finta di litigare e di avere delle idee.
Calderoli (Lega Nord), già responsabile di una legge elettorale ignobile, propone un'improbabile riforma costituzionale, ben sapendo che i tempi sono tali da rendere la cosa un puro bluff, ideale per tirare a campare.
Casini e Fini rimangono semi addormentati sulla sponda del fiume ad aspettare di veder passare il cadavere politico di Berlusconi, evitando accuratamente di andarlo a stanare e cecchinarlo - politicamente si intende - su questioni come famiglia e norme sul fine vita dignitoso.
Il PD passa in testa nei sondaggi elettorali, fermo restando che il partito di maggioranza è rappresentato da chi non va a votare e dagli indecisi.
Nichi Vendola supera il 7% e SEL diventa il secondo partito della sinistra con cui il PD non può non fare i conti, insieme con l'IDV di DI Petro che sembra essere l'unico ad avere le idee chiare con una piattaforma di proposte di legge popolare a prima vista interessanti e ragionevoli.
Il quadro, quindi, è di confusione totale, di ingovernabilità certa anche nel caso di un cambio di Governo e di assetto istituzionale.
La FIAT di Marchionne usa il ricatto come sistema d'impresa, manifestando ormai chiaramente l'interesse a dismettere l'operatività in Italia.
La Confindustria della Marcegaglia rincorre Marchionne, col benestare di due sindacati su tre (CISL e UIL), che del benessere e del futuro dei lavoratori se ne impippano allegramente.
I negozi chiudono, le piccole imprese liquidano, i lavoratori perdono garanzie e lavoro, lo stato sociale si dissolve.
Non esistono più i poli di interesse strategico nazionale: chimica, cantieristica, siderurgia, bianco, tessile, sono gli ectoplasmi della potenza industriale di neppure un decennio fa.
Un quadro complessivo che fa rimpiangere l' IRI e le politiche industriali democristiane degli anni 50-80.
E i mercati giocano al ribasso con un'altalena di crolli e recuperi minimi da sempre gioco preferito per le vendite allo scoperto.
L'Europa non c'è, imbrigliata dalla burocrazia che è l'unico motivo di esistenza dell'Unione Europea.
Der Spiegel titola "Ciao Bella", con l'Italia illustrata come una gondola alla deriva, che si stacca dalle Alpi e naviga verso l'Africa.
Manca poco all'autunno, quando anche i nodi energetici verranno al pettine e le bollette impazziranno grazie alla stupidità di questo Governo che è riuscito in pochi mesi a giocarsi male l'alleanza strategica dell'ENI in Libia, in Algeria e in Russia.
Col petrolio a 100 dollari (e siamo in estate), l'oro a 1600 dollari, gli interessi sui BOT al 6%, la situazione complessiva non ha che una soluzione: resettare il tutto.
E' palese il fatto che questo "sistema" non regge, non sta in piedi, è una bufala che fa solo gli interessi del capitale speculativo e finanziario in Italia come in Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Thailandia, Islanda, Malesia e molti altri Paesi di cui non si parla. La Malesia ha risposto picche al FMI e si è tirata su, l'Islanda ha mandato a quel paese FMI e banche internazionali e sta, lentamente, rinascendo. La Thailandia proverà a rinunciare alle pretese del FMI, governato dalle banche centrali asservite agli interessi della merchant bank Goldman Sachs.
I Paesi europei in difficoltà devono scegliere se restare nell'orbita del FMI (e della BCE sua badante) o ridefinire i modelli di un'economia strutturale, slegata dalla finanza speculativa.
Scelta non facile e certamente non indolore ma unica scelta percorribile per ripartire, rilanciare, sognare un nuovo sviluppo.
 
 
 
gil borz
 

domenica 22 maggio 2011

INDIGNADOS !

Non sorprende che i canali televisivi italiani raccontino il meno possibile di quanto accade in Spagna in questi giorni.
Decine di migliaia di persone, in maggioranza giovani, occupano le piazza per dimostrare la propria indignazione contro il precariato, la disoccupazione, l'economia che non cammina, la mancanza di presente e di futuro.
Il silenzio della stampa di regime vuole evitare che anche in Italia il fenomeno, che trae spunto da un eccellente saggio francese, si estenda.
Fortunatamente per il  Governo in Italia si legge molto meno che in Spagna, ma i problemi sono gli stessi.
Che governi Zapatero o Berlusconi i problemi spagnoli e italiani, ma anche greci, portoghesi e irlandesi, non si risolvono perchè per risolverli bisognerebbe semplicemente abbattere il "sistema": contrastare la globalizzazione, modificare integralmente il sistema finanziario, reinserire "dazi commerciali" a protezione delle economie interne dei Paesi più deboli, modificare pesantemente il welfare e le normative pensionistiche, le modalità di assunzione, la tutela delle puerpere, i rapporti sindacali.
Se 5 paesi fondativi l'Unione Europea sono in grave crisi economica, finanziaria e di debito pubblico, se il 30% della popolazione europea annaspa ed è in difficoltà, non servono "ricette" di sinistra o di destra.
Serve un cambio radicale di struttura sociale.
Serve un cambio radicale di politica comunitaria, un'unione voluta e costruita a beneficio esclusivo di Francia e Germania, che campano discretamente sulla pelle degli altri Paesi europei.
Né Zapatero né Berlusconi sono in grado di operare modifiche. Merckel e Sarkozy non hanno interesse a modificare le cose.
Non resta che indignarsi. Ma per davvero !

giovedì 19 maggio 2011

NEL PAESE DEL GRANDE BIGOTTO

L'ipotesi del complotto ordito ai danni di Strauss-Kahn è verosimile e affascinante in un periodo di consistenti turbolenze finanziarie e di feroci lotte sotterranee per la conquista o il mantenimento del Potere. Da un lato un dollaro  scambiato a 1,42 contro l'Euro a rappresentare la debolezza statunitense, dall'altro la ricerca del nuovo ruolo di potenza imperialista degli USA che si esprime chiaramente nel mediterraneo meridionale e in medio oriente (apertamente contrastata dalla Francia di Sarkozy), e per carico finale la lotta per l'Eliseo che vedeva impegnato l'imputato eccellente. Ce ne sarebbe abbastanza per rendere credibile l'ipotesi  complottista.

Immaginiamo però una giovane donna di colore, con figli adolescenti, che vive a New York con uno stipendio da cameriera ai piani: quale può essere la sua soglia di resistenza davanti al denaro ? Denaro che potrebbe esserle stato offerto da Strauss-Kahn o da qualcun altro per poter incastrare il francese.

Oppure, ipotesi umanista, lo scenario vede lui che propone, lei che accetta, poi nega qualche prestazione particolare, infine, forte di una legge assolutamente folle e bigotta, immagina di rivalersi in milioni di dollari sul ricchissimo partner occasionale.

Il vero problema, alla luce degli scenari possibili, è il Mostro Normativo Statunitense che fa delle "molestie sessuali"  un argomento di gravità impensabile per chi non è ottusamente idiota e immensamente bigotto.

Il "puritanesimo" americano è talmente oppressivo da essere il vero motore dell'esplosivo mercato del sesso hard-core di cui gli Usa sono il primo consumatore seguito a ruota, non a caso, dai Paesi Arabi. Ogni forma repressiva scatena il suo opposto e contrario. Il sistema legale statunitense ha punti di eccellenza che definire "talebani" è sensato.

Nel Paese del Grande Bigotto è meglio che i turisti europei viaggino sempre con le mani in tasca, la bocca chiusa e gli occhi bendati.

 

lunedì 16 maggio 2011

fil rouge

C'è un filo rosso che unisce le parabole di Dominique Strauss-Kahn e  Silvio Berlusconi, un filo rosso che viene tagliato di netto da una nuova consapevolezza etica e morale che le generazioni precedenti non hanno saputo, o voluto, comprendere e fare propria: il Rispetto della Donna.

Cresciuti nella sottocultura maschilista di un rapporto diretto tra Denaro,Potere & Possesso, convinti che i primi autorizzino il poter acquisire qualsiasi oggetto del desiderio, i due anziani , potentissimi  uomini, non hanno colto il cambiamento in atto che esige sempre, in ogni occasione, il Rispetto della Persona.

L'erotismo e la sessualità sono due splendidi doni che la natura ci concede, resi ancora più belli dalla condivisione e dal reciproco scambio condiviso e partecipato.

Il resto, semplicemente, non è: il possesso  unilaterale è comportamento eticamente criticabile e legalmente punibile.

Nell'epoca in cui si vanno confermando i valori dell'empatia, della condivisione, della partecipazione, delle reti  relazionali, l'unilateralità del desiderio e l'imposizione del proprio desiderio egoista, non hanno ragion d'essere.

Ai due anziani e potentissimi signori dev'essere sfuggito il senso del cambiamento.