lunedì 30 agosto 2010

STATO LAICO

Che religione e economia siano legate da un sacro vincolo è cosa nota a chiunque abbia studiato storia e a chi si occupi di geopolitica.
Dai Faraoni egizi in poi il "collante" del sistema economico, il suo sostrato connettivo sociale, è sempre stata la religione, comunque intesa.
I vari tentativi di conquista territoriale di canali e di roccaforti commerciali hanno sempre innalzato lo stendardo della conversione religiosa al credo del nuovo potere.
Fu così per i Babilonesi, gli Ebrei,i Persiani, e a maggior titolo fu così per l'Impero romano dopo Costantino,
Unico modello differente fu l'Impero romano antecedente Costantino, che lasciava libertà di confessione ai popoli conquistati, ma definiva il controllo attraverso uno straordinario presidio militare e fiscale.
Motivazioni fortemente economiche sono alla base della fondazione dell'Islam (acquisire il controllo dei commerci con l'oriente sottraendolo a cristiani ed ebrei, a favore delle carovaniere arabe), delle Crociate cristiane, delle ripetute guerre tra mondi cristiani e islamici.
La religione come collante culturale è stata usata nei colonialismi e imperialismi più recenti dagli americani, con i Peace Corps che anticipano regolarmente l'arrivo delle multinazionali USA nei luoghi di conquista.
Insomma, la religione è un modello applicativo culturale conforme allo schema economico del potere.
Anche per questo nei paesi islamici è forte il divieto di proselitismo per le altre religioni, cosa che nei paesi cristiani è, da pochi decenni, meno imperativa.
Gheddafi lo sa benissimo, ed è ovvio che predichi le meraviglie dell'Islam mentre annette preziose componenti economiche italiane al suo vasto impero economico.
Le grandi religioni, nessuna esclusa, sono state potentissime fino a quando hanno saputo impedire l'analisi diretta dei testi da parte dei credenti.
Il "moloch" cristiano fu assoluto quando i cristiani erano analfabeti e il verbo del signore era interpretato, in esclusiva, dai preti (il "latinorum" manzoniano è una buona conferma)..
Per l'Islam vale la stessa regola: i fedeli pendono dalle labbra dei "maestri", ma ben pochi credenti conoscono l'arabo antico o hanno la sufficiente preparazione culturale per individuare le straordiarie contraddizioni del libro sacro.
In pratica le grandi religioni campano sull'ignoranza e la paura dei fedeli.
Quando l'ignoranza diminuisce le religioni perdono consensi: è un fatto strutturale, statisticamente evidente.
Il grande scontro attualmente in corso, la guerra vera a cui stiamo assistendo, vede da un lato il mondo islamico, con poteri finanziari fortissimi concentrati in oligopoli di natura prevalentemente statalistica (laddove lo stato è determinato dal dominio di un clan prevalente, come in Arabia Suadita o negli emirati), e il mondo occidentale, dove l'economia liberista poggia su basi cristiano-protestanti di impronta anglicana-luterana e calvinista.
In questo gioco il cattolicesimo è, per sua natura e forma, più simile all'impostazione islamica che non all'anglicana-luterana.
Va da sé che ogni "setta" cristiana corrisponde a modalità economico-finanziarie, sviluppatesi nei secoli in Europa e spesso tradotte in sanguinari confronti bellici.
Ora dobbiamo decidere se vogliamo che i nostri valori sociali e il nostro modello economico liberista rimangano tali o no.
Se la risposta è sì abbiamo il dovere morale di respingere il modello islamico.
Se la risposta è no, lasciamoci invadere, lasciamoci convertire e affidiamoci all'inshallah di turno.
In Europa, per ora, solo la Francia, Stato laico per eccellenza, sta agendo coerentemente per conservare le proprie peculiarità e caratteristiche finanziarie, ma la Francia ha un ex impero coloniale da difendere e da sempre è abituata a trattare e a confrontarsi con il mondo islamico.
Gli USA applicano maldestramente le tecniche alla John Wayne: mostrano i muscoli e combinano grossi, irrimediabili pasticci.
L'Europa unita non sa che pesci prendere, stritolata dalla sua pochezza politica interna da un lato e la necessità di capitali freschi e energia dall'altro.
L'UE è come una bella donna caduta in miseria disposta a offrirsi per un matrimonio di convenienza pur di sfamare i suoi figli.
Se crediamo che il nostro modello economico e sociale debba essere mantenuto abbiamo un dovere politico che si attua in pochi passi, che altro non sono che l'applicazione delle regole che l'islam pone ai cristiani nei suoi territori :
1) controllo ferreo degli ingressi nell'ambito UE, con permessi di soggiorno collegati esclusivamente alla disponibilità provata di un lavoro;
2) negazione dei  ricongiungimenti  famigliari;
3) impedimento alla costruzione di luoghi di culto;
4) divieto di matrimoni misti, con perdita della cittadinanza e di tutti i diritti relativi per le donne che si convertono all'Islam;
5) divieto assoluto di azioni di proselitismo;
6) divieto assoluto di mostrare in pubblico elementi e accessori personali riconducibili a contesti religiosi (incluse le catenine con la croce cristiana)
Un'Economia laica e liberista necessita di uno Stato Laico e di una diffusa mentalità laica.
Laicità e religione sono in contrasto netto, così come i mondi culturali, e i relativi modelli, espressi dalle diverse confessioni.
La sopravvivenza del nostro impianto culturale ed economico dipende dalla capacità degli Stati di convertirsi rapidamente al laicismo.
Diversamente dovremo dare ragione entro breve a Gheddafi : l'Europa diverrà ben presto islamica.
E perderemo quel poco di libertà, figlia dell'Illuminismo e del laicismo, che abbiamo saputo conquistare.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

lunedì 23 agosto 2010

L ' INESISTENZA DEL TEMPO

Il tempo non esiste. Ognuno crea il suo tempo. Il tempo si misura in chilometri percorsi dalla luce, perchè tempo e luce, tempo e spazio, sono la stessa cosa.
La faccenda si semplifica con le convenzioni: che ora è si domanda in un punto preciso del tempo-spazio, anche perché nello stesso momento, solo qui da noi sulla terra, ci sono 24 ore diverse e quattro stagioni in corso. Ma siamo abituati alle convenzioni, non indaghiamo più a fondo.
Diverso ancora è il tempo-mentale.
I bambini hanno una prospettiva infinita, il loro tempo-mentale è parametrato al tempo-vissuto: per loro cinque anni sono un'eternità, un ragazzo di venti un vecchio.
Il tempo-mentale, quindi, risponde alla formula T = Ti/tv  dove il tempo è uguale al risultato frazionario di tempo ipotizzato diviso tempo vissuto.
Dalla formula deriva il fatto che maggiore è il tempo vissuto  (Tv) minore sarà il risultato, laddove 1 (uno) è quasi sempre un risultato irraggiungibile in vita.
La grafica del tempo-mentale è quindi una curva che tende all'asindoto (da 80 in origine a tendente allo zero ).
La velocità percepita del tempo è coerente con l'accelerazione di un grave posto sulla curva della grafica del tempo-mentale, roba da chilometro lanciato, facilmente calcolabile grazie alle teorie di Newton
Quindi per i bambini il tempo non passa mai, per gli adulti il tempo vola.
Probabilmente la media ponderata dei tempi-mentali di tutti gli esistenti determina il concetto di tempo convenzionale, che è un'illusione banalmente legata alla rotazione sul proprio asse di un consolidato materico orbitante attorno a una stella.
Per resistere all'accelerazione del tempo-mentale bisogna entrare nell'orbita del "durante permanente", evitando con cura concetti fuorvianti come passato e futuro. Dimenticare il passato può anche essere terapeutico, più complesso è non tentare di pianificare il futuro, almeno nella nostra organizzazione sociale.
Per fluire correttamente nel "durante permanente" sarebbe meglio trovare una foresta, una savana, una colonna, un iceberg, ma la globalizzazione ha intaccato i tempi di tutti i continenti, non se ne esce, non ci si salva. Lo stile di vita occidentale non prevede il pensiero del "durante permanente", in nessuna forma.
Ti ricaccia costantemente sul vertiginoso scivolo della grafica del tempo-mentale. Brutta cosa.
Per l'occidente sembra che il tempo sia una quantità costante e determinata, dove chi corre di più trasmuta il tempo in denaro, e dove bisogna correre come pazzi, perchè anche gli altri corrono e rosicchiano il tempo che invece potremmo rosicchiare noi. Un tempo forma-di-formaggio dove vince chi si rimpinza più degli altri.
E poi non sappiamo come "ammazzare" il tempo: nel momento in cui ci troviamo privi di impegni, costrizioni, corse, improvvisamente il tempo appare come una nebbia gelida, un pericoloso vuoto, un nulla, un toast senza farcitura, un panino senza ripieno. Quindi bisogna farcirlo, condirlo, rimpinzarlo, o alla peggio ucciderlo, come si fa con un nemico.
Perchè il tempo è un nemico, un nemico subdolo che non si mostra, ma lascia il segno.
Il tempo, per puro paradosso, non è mai puntuale.
Il tempo è convenzione. Il tempo non esiste. Il tempo siamo noi.
 

IL PRECARIO E IL DELINQUENTE

Mentre Felice Maniero si rifà una vita, con nuovo nome, lavoro e collocazione gentilmente offerti dallo Stato, un suo coetaneo cinquantenne di Palermo fa lo sciopero della fame per uscire dal precariato, viene colto da malore e ricoverato in ospedale.
Due storie, purtroppo non rare, anzi piuttosto comuni.
A Felice Maniero lo Stato riconosce  il merito di essersi pentito e di aver contribuito a sgominare i componenti della sua stessa banda criminale.
Al Precario, che da venticinque (25 !) anni si arrangia con le supplenze, lo stesso Stato non riconosce nulla, se non il diritto alla speranza.
In un Paese di diritto le due storie dovrebbero essere invertite, ma l'Italia non è un Paese di diritto.
In Italia spadroneggiano delinquenze di varia natura, si uccide in strada e in spiaggia, bande di diverso livello di pericolosità si spartiscono il controllo dei quartieri, cosche e cricche intrallazzano per milioni di euro.
E i precari ?
E i piccoli imprenditori suicidi perché massacrati dalla crisi e dalle banche ?
E quelli che devono far ricorso agli usurai ?
E quelli che hanno versato decine di migliaia di euro in contributi senza avere in cambio nulla ?
O quelli che dovranno lavorare fino alla quarta età in cambio di pochi spiccioli di pensione ?
E quelli che stentano ad arrivare a fine mese ?
E quelle giovani coppie che hanno avuto l'ardire di fare figli, e non riescono a far fronte alle spese ?
In un Paese che ricorda sempre più drammaticamente la Colombia occorre farsi una domanda: vale la pena essere onesti ?
Le storie di Felice Maniero e del Precario palermitano ci danno la risposta: no.
Purtroppo no. Non ne vale più la pena.
 

martedì 17 agosto 2010

SUPERBA IDIOZIA

Quelli lì ci avevano detto che volevano liberalizzare. Allora noi li abbiamo votati perchè volevamo un paese più moderno ed efficiente.
Adesso quelli lì fanno chiudere prima i negozi a Milano, tanto i negozi vanno bene, mica c'è da preoccuparsi.
Quelli lì una ne fanno e cento ne pensano. Stanno a farsi gli affaracci loro ma di chi li ha votati se ne fregano.
Non importa se nel resto del mondo gli esercenti possono stare aperti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.
Macchè: quelli lì dicono che devi stare aperto secondo quello che dicono loro, che di commercio capiscono tanto quanto di politica cioè un pisello.
Quelli lì.
Quelli che hanno circondato Milano di centri commerciali e poi ai commercianti li fanno chiudere presto.
Che idiozia !!
Ma andate a lavorare !!!!

domenica 15 agosto 2010

CRACK !

Goldman Sachs, IBM Retirement Plan Trust, Pension Benefit JP Morgan, Grindavik Fund, Cattolica Partecipazioni spa, Societè Generale, Arion Bank, Corporacion Andina de Foment, Abrams capital partner, Banco Popolare s.c. London Branch, Caisse d'Epargne de l'Etat, Raiffeisen Zentralbank, Minnesota State Board of investments, Indonezische overzeese Bank, Caixa Catalunya, Slovak Telekom, Morgan Stanley, Lybian Arab Foreign Investments, Dexia Bank Belgium, First Commercial Bank, Lucent Tecnologies Pension Trust, ING, Banque Havilland, Commercial Bank of China, The Prudential Insurance Company of America, Pioneer funds,  Credit Suisse, State of Oregon, Deutsche Bank, Bayerische Landesbank, The Royal Bank of Scotland, UBS, Sumitomo banking Corporation, Bipiemme vita spa, sono solo alcuni dei 28,167 creditori riconosciuti della banca islandese Kaupthing Bank hf.
Il totale dei crediti riscontrati dall'apposita commissione tenutasi a Reykjavik il 22 gennaio 2010 e presieduta da Feldis Lildja Oskarsdottir è di 7.316.225.878.293 (settemilatrecentosedicimiliardiduecentoventicinquemilioniottocentosettantottomiladuecentonovantatre corone islandesi) pari a  46.898.883.835  euro (quarantaseimiliardiottocentonovantottomilioniottocentottantatremilaottocentotrentacinque) al cambio odierno di 1 euro = 156 ISK.
Poca cosa, se volete, rispetto al fallimento di Lehman Brothers dicharato il 15 settembre 2008 con  debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per  155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi (totale 1.407 miliardi di dollari).
Fatto sta che nei due fallimenti i grandi creditori sono in buona parte gli stessi.
Quello che spaventa maggiormente è il "silenzio" mediatico sceso sui due casi.
Un silenzio teso soprattutto a mascherare o a coprire l'effettivo stato di salute dei creditori tra i quali si annovera un consistente stuolo di Fondi Pensione, privati e pubblici.
In pratica i Fondi Pensione hanno perso i fondi, e non potranno assicurare ai loro clienti né le pensioni né i servizi ad esse correlate.
Non sorprende allora che i Governi si siano subito mossi per elevare, anche sensibilmente, l'età pensionabile dei lavoratori appellandosi a statistiche - elaborate da agenzie governative - tese a dimostrare l'aumento delle aspettative di vita.
Nel frattempo la crisi economica continua: l'Italia "cresce" dell'1,4% che, al netto dell'inflazione all'1,7% determina una decrescita dello 0,3%, ovvero stagnazione.
La Cina perde colpi col dimezzamento della crescta del PIL, a causa del diminuito potere d'acquisto dei paesi clienti.
L'aumento della disoccupazione determina la diminuzione delle entrate erariali e dei relativi contributi pensionistici, rinforzando il teorema del non riconoscimento delle pensioni.
Di questo passo potremmo assistere alla rinascita delle "tessere annonarie", ovvero la sostituzione dei contanti con buoni acquisto per i pensionati.
E non è fantapolitica.
 
 
 

BRANCHER, VERDINI E IL SOTTOBOSCO BERLUSCONIANO

Poche settimane fa Aldo Brancher, noto al pubblico per il ruolo avuto nelle scorribande transattive che avevano per oggetto Banca Antonveneta, quisquilia che portò all'arresto di Fiorani (Banca popolare di Lodi) e alle dimissioni di Fazio (Governatore di Bankitalia), diventava ministro di un ministero fantasma.
Indagato e invitato a presentarsi in tribunale, opponeva un ridicolo impedimento istituzionale, dopodichè si presentava in aula dimettendosi, contestualmente, da ministro.
Poche settimane fa Denis Verdini dava i numeri in piazza a Roma (siamo più di un milione ...!) indicando una non indifferente capacità nella manipolazione dei numeri; capacità che oggi Bankitalia gli contesta nella conduzione della Banca di cui è presidente, con una sfilza di malaffari tali da costringere il Ministro Tremonti a commissariare il Credito Cooperativo fiorentino.
Verdini, lo ricordiamo, è il coordinatore del PDL, ovvero colui che sceglie, materialmente, i candidati alle diverse liste elettorali del PDL, il selezionatore dei peones della Camera e del Senato.
Non è passato troppo tempo dallo scandalo che ha coinvolto il Capo della Protezione Civile, relativo agli appalti sospetti per i lavori della Maddalena, e alle sconce affermazioni degli appaltatori per la ricostruzione in Abruzzo, con il solito condimento di  volubili escort.
La memoria è ancora fresca relativamente al caso Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia, incriminato con richiesta di arresto per collusione con la camorra e indagato per le attività di spionaggio operate nei confronti del Presidente della Regione Campania.
L'insipienza dell'opposizione consente a questo governo di sviluppare fenomenali interessi privati ai danni dell'interesse pubblico.
L'apatia dell'opinione pubblica, e una consistente azione di disinformazione costantemente operata dalle TV controllate dal presidente del consiglio, favoriscono il malcostume dilagante.
Il Presidente del Consiglio non può, a meno che non si chiami Bokassa o Pol Pot o Mengistu, affermare che dietro l'azione di Bankitalia ci sono le procure rosse, reiterando un ritornello che suona come un disco rotto.
Bankitalia è un'istituzione essenziale, un pilastro che non può essere ridicolizzato, tanto meno dal presidente del consiglio.
Tanto meno da "questo" presidente del consiglio che, pluri-indagato, pluri-imputato e non sempre scagionato, si permette di affermare che gli altri, non lui, sono colpevoli di interessi privati e corruttele
Emerge con sempre maggior chiarezza un inquietante sottobosco che circonda il governo, fatto da affaristi, speculatori, piccoli manovratori di interessi ai limiti della legalità, da ex piduisti "in pensione", in un quadro che definire allarmante è poca cosa.
I reiterati attacchi al Presidente della Repubblica, i dossier contro il Presidente della Camera, il tentativo di ridicolizzare la Corte Costituzionale, la costante opera di sputtanamento mediatico degli avversari, non possono più essere interpretati come "episodi", ma rappresentano un obiettivo: delegittimare il sistema costituzionale per imporre qualcosa di diverso.
Ma se il "qualcosa di diverso" è la sublimazione della Banda Bassotti, allora è meglio tenerci il sistema così com'è.
 
 

sabato 14 agosto 2010

MANIPOLAZIONE DEL CONSENSO: IL CASO AFGHANISTAN

Un documento della CIA datato 11 marzo 2010 numero 20350303, redatto dalla "red cell" dell'intelligence statunitense, affronta il tema della manipolazione del consenso per fare in modo che l'opinione pubblica europea continui a sostenere le missioni militari in Afghanistan.
Fin qui, si legge, ci si è basati sull'apatia: l'opinione pubblica, distratta o da fattori di politica e di economia interni o da elementi di comunicazione di massa (mondiali di calcio, grandi fratelli, gossip ecc.) potrebbe cambiare atteggiamento se venisse dato troppo peso ai danni che i civili afghani subiscono dalle operazioni militari NATO.
Francia e Germania, in particolare, sono paesi essenziali alla "tenuta" delle operazioni militari in Afghanistan e dove l'opinione pubblica può essere particolarmente ascoltata, ovvero dove una presa di coscienza da parte dell'opinione pubblica potrebbe forzare i governi, di qualsiasi colore politico, ad abbandonare la partita afghana pur di non perdere consensi elettorali, come avvenne per la Spagna di Zapatero.
Il documento evidenzia inoltre come oggi Sarkozy sia in caduta libera in materia di consensi (-30% rispetto allo scorso anno), mentre la cancelliera Merkel in Germania non possa permettersi di rischiare l'esiguo margine di consenso politico sulla questione afghana.
Quindi, prosegue il documento della RedCell CIA, bisogna orientare l'opinione pubblica stimolandone le rispettive ansie, in modo da mantenere se non il supporto, almeno l'apatia in relazione alla guerra afghana.
In Francia si deve paventare un'invasione di rifugiati politici e di profughi, con forte incremento della popolazione islamica sul territorio francese. Perallelamente diffondere l'indignazione determinata da un ritorno del talebani al potere, con le catastrofiche conseguenze sull'educazione e sulla condizione femminile.
In Germania, dove già esiste un dissenso determinato dai costi e dalle motivazioni della missione afghana, il focus della comunicazione dovrà concentrarsi sulla possibile esposizione della Germania, in caso di sconfitta della NATO, al terrorismo e all'incremento del narcotraffico, unito alle dinamiche di immigrazione massiva di rifugiati islamici. Grande enfasi deve essere data agli "scopi umanitari" della missione militare.
Sia in Francia che in Germania va sostenuta l'immagine del presidente americano Obama, capace - secondo l'opinione pubblica europea - di condurre positivamente le relazioni diplomatiche con il mondo islamico nonché di gestire con saggezza la guerra afghana.
L'opinione pubblica europea ha stima e fiducia in Obama, quindi vanno enfatizzate sia la sua figura che le sue affermazioni.
Tutti i media europei, infine, dovranno enfatizzare il ruolo della donna in Afghanistan e l'oppressione che i talebani hanno esercitato sul mondo femminile quando erano al potere, e la paura delle donne di un ritorno al potere dei talebani, in modo da orientare positivamente l'opinione pubblica a sostegno delle azioni militari NATO che "proteggono" le donne e ne assicurano la prossima libertà.
Preferibilmente vanno mandate in onda interviste a donne afghane registrate localmente, per dare maggior credibilità all'informazione.
 
 
 
 

L'ACCORDO

 
I recenti arresti di personaggi di spicco delle varie cosche mafiose hanno tutta l'aria di essere sono il frutto di un accordo politico: le cosche vincenti cedono i "perdenti" allo Stato, mentre i vincenti si riorganizzano in limpidissime SPA, o entrano in capitali di società prevalentemente finanziarie e assicurative.
Continueranno a chiedere il pizzo ma cederanno uno scontrino assicurativo e potranno nominare i loro consiglieri, alla luce del sole, nelle stanze dei bottoni.
Identica cosa fu fatta negli USA degli anni '60 con il processo di cleaning della mafia e il suo ingresso trionfale nel mondo del potere ufficiale (congresso, wall street, magistratura).
Mario Puzo non scriveva sciocchezze ma fatti. Sindona, Calvi &Co. erano il legame tra Mafia e Vaticano, in Italia e negli USA.
L'America di allora era debitrice alla mafia per l'ingresso in Sicilia (e un mare di finanziamenti occulti).
L'Italia di oggi riconosce ai clan vincenti l'esclusiva sul controllo e la gestione del territorio, oltre a ghiotti appalti nazionali, riducendo i costi statali (militari, forze dell'ordine) e aumentando la sicurezza (chi vuoi che sbarchi se al posto della GDF o dei CC trova Cosa Nostra ad aspettarli?).
La normativa recentemente varata relativa alle vendite all'incanto dei beni sequestrati ai mafiosi, normativa che non prevede il divieto ad altri mafiosi di aggiudicarsi le aste, dovrebbe far aprire gli occhi.
Non è casuale che proprio oggi sia stato deciso il sequestro di beni per 800 milioni di euro all'ex re della sanità siciliana, condannato a 15 anni di reclusione.
Il sequestro poteva, anzi avrebbe dovuto, essere definito molti anni fa. Va bene eseguirlo oggi quando si sa chi potrà incassare il premio.

PICCOLE VERITA' MOLTO FASTIDIOSE

Il Jet Itavia IH 871 fu abbattuto nei cieli di Ustica da un missile francese, durante un conflitto aereo contro una pattuglia libica.
Lo diciamo dal giorno dopo il disastro. Lo scriviamo da sempre. Grazie a Cossiga che recentemente ha aperto uno spiraglio di verità.
 
La strage di Bologna fu opera di Al Fatah, che vendicò in tal modo la rottura del patto Andreotti (che prevedeva la libertà di movimento dei terroristi palestinesi in Italia in cambio della rinuncia dei palestinesi ad utilizzare l'Italia come teatro delle proprie operazioni terroristiche) dopo che l'Italia aveva operato arresti "eccellenti" di importanti figure del gruppo palestinese.
 
Il "Negus rosso" Mengistu salì al potere promettendo importanti rinnovamenti istituzionali e modernizzazione del Paese. Commercianti,professionisti, imprenditori e studenti gli diedero fiducia. Mengistu mantenne il potere collezionando  100.000 morti ufficiali. Quando iniziò la rivolta, dopo quindici anni di terrore, Mengistu venne aiutato dagli USA a trasferirsi nello Zimbabwe dove oggi vive come un Pascià, inseguito da una condanna a morte del tribunale etiope che non sarà mai applicata.
 
Il movimento dei Talebani fu finanziato dagli USA per combattere i russi in Afghanistan negli anni '80.
Osama Bin Laden era uno degli alleati principali degli USA.
Hussein in Irak era alleato degli USA contro l'Iran di Khomeini.
Milosevic in Serbia era uomo di spicco del Fondo Monetario Internazionale, legato mani e piedi agli interessi USA.
Siad Barre in Somalia era il referente USA del mercato locale.
Hussein, Milosevic, Bin Laden, Siad Barre sono diventati nemici degli USA: erano matti o forse gli USA non rispettano i patti ?
 
Il "federalismo" italiano è solamente uno strumento politico di allocazione permanente dei poteri: il nord a Lega e PDL, il sud alle rispettive mafie territoriali.
 
Cavour era liberale e scomunicato. Nelle scuole sabaude il crocefisso era escluso (le classi non sono sacrestie, affermava il Conte).
Il crocefisso fu reintrodotto da Mussolini con il concordato del '29.
I primi governi nazionali, fino al fascismo, furono tutti, nessuno escluso, fortemente anti clericali e profondamente laici.
Frequenti i ministri scomunicati dalla chiesa cattolica.
 
Mozart non morì a Vienna a 36 anni. Sommerso dai debiti si rifugiò in Italia, casa Rossini, dove il padre di Giacomo era molto amico del padre di Wolfgang.
In cambio dell'asilo scrisse opere in stile "italiano", che furono intestate al figlio di Rossini. 
Esaurite le opere lasciate da Mozart, Giacomo Rossini si ritirò, ancor giovane e ricchissimo, dalla produzione operistica. 

giovedì 12 agosto 2010

IL MONDO NON SI FERMA AD AGOSTO

Gli italiani, si sa, sono estremamente tradizionalisti.
Resistenti alle innovazioni, diffidenti di tutto e di tutti, intimamente ostili ad ogni cultura diversa da quella del borgo natìo - anzi, di ogni cultura tout court - , gli italiani si tuffano nelle mode con l'entusiasmo di un bambino, ma delle mode seguono l'apparenza, non la sostanza innovativa.
Primi al mondo per percentuale di  telefonini pro-capite, gli italofonici non hanno compreso che la tecnologia, telefonia e mondo web,  ha abolito alcuni concetti quali il tempo-lavoro, la settimana corta, la notte e le vacanze..
La raggiungibilità perenne e la connettività garantita praticamente ovunque fanno sì che il resto del mondo mantenga livelli produttivi elevati quando da noi si recita la commedia delle vacanze d'agosto.
Un Paese europeo, inserito a pieno titolo nella comunità produttiva globalizzata, non dovrebbe neppure permettersi di chiudere la produzione per un mese e, a dirla tutta, non dovrebbe permettersi di ridurre la produzione neppure di notte o di domenica.
Certo, qualcuno dirà che la qualità della vita va salvaguardata.
Ma la qualtà della vita non è determinata dal potere d'acquisto, ma dal come si utilizza la vita.
In un mondo basato sulla competitività produttiva le ferie di massa agostane rappresentano una resa, una bandiera bianca alzata davanti alla concorrenza.
Mentre il mondo globalizza servizi, prodotti e processi di produzione l'Italia si balnea, si incoda in autostrada, si suda nelle feste notturne di piazza al suono di un'allegria forata e fittizia, si seppellisce nei villaggi tutto compreso per farsi animare, incapace com'è di trovare in sé il divertimento e la gioia.
Mentre il mondo globalizza i mercati del lavoro e attira aziende con agevolazioni economiche, salariali e produttive, in Italia i pretori applicano pedissequamente normative superate, reintegrando personaggi licenziati per sabotaggio favorendo così l'emarginazione produttiva italiana e la fuga delle imprese dal territorio nazionale.
Mentre il mondo gira, l'Italia va al mare.
 
 
 
 

domenica 8 agosto 2010

COMMEDIA ALL'ITALIANA

L'estate, in Italia, è periodo di libertà, una specie di carnevale ufficioso, favorito dalla vampa estiva.
Nel passato fiorivano i"governi balneari", che traghettavano maggioranze riottose da una composizione a una ricomposizione o verso nuove elezioni.
Questa estate fornisce qualche brivido in più, aiutata dalle freddure che se non fossero barzellette dovrebbero far pensare.
La barzelletta maggiore è la nascita di un polo centrista che si ispira alla "questione morale".
Un polo cioè formato dal MPA, il cui presidente è indagato per appoggio esterno ad associazione mafiosa, UDC, che annovera tra gli altri anche un certo Cuffaro, condannato in secondo grado per lo stesso reato, e FLI, il cui gran capo dovrebbe spiegare la vendita immobiliare di un bene di partito a Montecarlo e favore di una società offshore che fa capo a suo cognato.
Bel trio: adattissimo a questionare sulle moralità altrui.
E chiudiamo un occhio sul fatto che la sorella del cognato prima che con il capo avesse una relazione con tale Gaucci, formidabile Adone, bello come un dio greco, candidato al Nobel per la finanza creativa, di cui certo ella ammirava più le doti di prestanza che il portafoglio.
Altra barzelletta riguarda il PD, che vuole cacciare il terribile Berlusconi ma non vuole andare a elezioni, anche perché totalmente privo di idee e programmi.
Talmente privo di programmi e di idee che accetterebbe un Tremonti al governo, dopo avere sparato per anni con l'artiglieria pesante contro le scelte da lui operate.
Potrebbe poi dire che le cose cattive le ha volute Tremonti, quelle buone le ha fatte il PD.
Comico.
"Alle urne alle urne" grida Mister Simpatia Tonino, che dal voto vedrebbe l'IDV crescere di importanza nel desolato schieramento di centro sinistra, ai danni del PD.
Rosicchia oggi, rosicchia domani, vuoi vedere che diventa il riferiento del centro sinistra ?
Povero Gramsci, povero Berlinguer...
Alle elezioni vuole invece andare chi potrebbe starsene tranquillo a governare, forte di una maggioranza certa e di un nugolo di peones senza arte né parte, che siedono in parlamento con l'unico scopo di eseguire le volontà del capo schiacciando un bottone.
La barzelletta consiste nella smania di potere e di controllo assoluto delle truppe cammellate e degli ascari , smania che conduce l'attuale presidente del consiglio verso il modello del "tiranno" ateniese.
In linea col "tiranno" le camicie verdi lombardo-venete puntano al controllo totale del nord-est e, se butta bene, a una tornata elettorale che unisca le politiche alle regionali in Piemonte, così da non perdere l'esiguo vantaggio maturato nel nord ovest nell'impari lotta che si intravede tra il sorridente Cota e l'inappuntabile Chiamparino.
In questo clima le baruffe si susseguono a velocità incalzante: battutacce, offese, insulti, in una commedia delle parti che nulla ha a che fare con la brutta situazione sociale nazionale, ma rimanda interamente ad una lotta di potere fine a se stessa.
Una commedia all'italiana che non merita la classe dei Sordi e dei Banfi.
Una commedia con spunti da Pierino, con tanto di "cocottes", di mercimonio e di prurigini mai sopite.
Mentre l'estate trascorre osserviamo, impavidi ed eroici, lo scorrere della storia minore.
Con un dilemma: finirà questo brutto film ?
 

venerdì 6 agosto 2010

LA BRAMBILLA E LA BESTIA

Quando il "politically correct" tracima conduce a disastri inenarrabili.
Confondere il Palio di Siena con la Corrida iberica è un errore colossale.
La Corrida ha per obiettivo l'uccisione del toro, il Palio è una corsa, una corsa storica, che richiama mgiliaia di turisti ogni anno e in cui gli incidenti gravi sono davvero poca cosa rispetto alle corse svolte.
Se dovessimo seguire il ragionamento (?) della Ministra dovremmo vietare il motociclismo, il ciclismo, i pattini a rotelle, le slitte, l'automobilismo, lo sci, il rugby, insomma tutti gli sport che possono "nuocere", che hanno un potenziale di pericolosità.
Ma naturalmente la Ministra si preoccupa per i quadrupedi, i bipedi possono farsi male e anche morire.
La Ministra, nel frattempo, ha fatto un po' di pubblicità, affidando alla suadente voce del suo capo, Silvio B:, la regitrazione degli spot.
Si avvicina quindi la predizione di Enzo Biagi  che scrisse, a proposito di Silvio B. , che "se avesse le tette farebbe anche l'annunciatrice".
Che un Ministro del Turismo confonda una delle principali rievocazioni storiche con una mattanza è preoccupante.
Che un Ministro del Turismo non comprenda l'importanza del Palio nel contesto non solo senese ma toscano e italiano, è triste.
Ma anche questo Ministro ha avuto in dotazione il Turismo come i suoi predecessori: deve fare qualcosa, non sappiamo cosa fargli fare, allora diamogli il Turismo, tanto va bene per conto suo.
Il che non è proprio così, comunque...
Ministra Brambilla, faccia come i suoi predecessori: non faccia nulla.
Almeno, nulla facendo, eviterà di fare danni.
Grazie.
 

sabato 31 luglio 2010

LA RIVOLUZIONE D' OTTOBRE

La frattura consumata tra Fini e Berlusconi ridisegna lo scenario politico facendo riemergere inquietanti fantasmi.
Molti lettori sono troppo giovani per ricordare i moti neofascisti di Reggio Calabria degli anni '70, nati col pretesto dello spostamento da Reggio a Cosenza della sede regionale, ma figli dell'esasperante situazione economica, politica e sociale del meridione.
Se i finiani hanno una posizione storicamente meridionalista, e raccolgono consistenti preferenze in Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, gli stessi finiani rappresentano corpi dello Stato essenziali quali i lavoratori del Pubblico Impiego, l'esercito, la polizia, buona parte della magistratura.
Il ministro Brunetta chiama gli elettori finiani con appellativi quali "fannulloni, imbroglioni, pasticcioni"; il principale  alleato di Berlusconi, la Lega, considera il meridione una sanguisuga, un pozzo senza fondo, una fabbrica di delinquenza, una malattia da cui staccarsi anche a schioppettate.
Mentre Tremonti sforbicia i finanziamenti e commissaria la sanità calabrese (e prossimamente quella pugliese) il Governo, col ministero delle attività produttive ancora ad interim al presidente del consiglio, non preme a sufficienza su FIAT mettendo a serio rischio il futuro industriale di Pomigliano d'Arco e di Termini Imerese, insieme con il futuro dei suoi lavoratori.
La frattura consumata tra Fini e Berlusconi assume allora un significato durissimo, di scontro frontale, tra una politica nazionale, finiana, e una politica nordista, leghista e berlusconiana.
In questo quadro la lega cercherà di accelerare il più possibile la riforma federalista, che sarà interpretata dal meridione come una manovra egoistica, secessionista e razzista. Il meridione non potrà stare a guardare: trattato come pezza da piedi, privato di finanziamenti, immiserito, depauperato, deindustrializzato, disoccupato, non starà immobile. Il meridione è anche armato e molti "gruppi di pressione" hanno interesse a soffiare sul fuoco della rivolta, a mettere in seria difficoltà lo stato romano.
L'ex MSI non ha perso la memoria della piazza di Reggio Calabria, ma stavolta, quarant'anni dopo, i riottosi avranno di fronte i loro "fratelli del sud" in divisa che potrebbero assumere atteggiamenti non di repressione, ma di sostegno e appoggio, come accadde nella rivoluzione d'ottobre quando la marina prima e l'esercito poi si schierarono a fianco dei rivoluzionari comunisti.
Area test degli equilibri sarà il Piemonte, regione dall'alta immigrazione e dalla scarsa capacità di integrazione, dove se si rivoterà per le regionali le scelte elettorali operate dalla massa immigrata di origine meridionale avranno un peso rilevante, ricollocando la Lega in spazi più angusti tra il Ticino e il Piave.
La situazione è incandescente, al limite dell'esplosivo, inchiavardata su una crisi economica molto più dura di quanto la stampa di regime voglia far apparire.
L'autunno in arrivo rischia di essere memorabile.

venerdì 30 luglio 2010

SANT ' ELENA

Sant'Elena è un placido isolotto in mezzo all'Atlantico.
Non è una meta turistica, né un luogo di villeggiatura, ma un ottimo posto per meditare.
Da la è difficile conversare in diretta con gli apostoli della libertà, è difficile governare il popolo della libertà, e persino superfluo pensare alla libertà, soprattutto da parte di chi non conosce affatto il concetto di libertà, disconosce la democrazia, rifiuta la carta costituzionale quando non si attaglia alle proprie esigenze, considera superflui i poteri che non siano il proprio.
Da lì è anche complicato coordinare i coordinatori, i protettori civili, gli appaltatori, gli amici degli amici, i furbetti del quartierino, i mazzettari, gli infiltrati nelle cosche, gli aventi udienza, i mestatori..
Fin là difficilmente si spingono giovani donne disposte a tutto per una concessione edilizia, una carrierina, una seggiola assessorile, una poltrona ministeriale.
Insomma, è un buon posto in cui meditare.
Un grazioso luogo, riservato, dove far trascorrere al presidente del consiglio gli ultimi anni, liberandoci di un fardello ormai troppo ingombrante, di una personalità che ha creato, e sta distruggendo, il cosiddetto centro destra della seconda repubblica.
Cosiddetto perchè nulla, ma proprio nulla, nella politica del PDL ha a che fare col pensiero liberale.
Addio signor B., non ci mancherà. 

mercoledì 28 luglio 2010

I NODI E IL PETTINE (viva Marchionne)

Quarant'anni di contratti collettivi di lavoro hanno promosso la mediocrità e annichilito la motivazione individuale.
Chi era bravo si stancava di impegnarsi, avendo scarse prospettive di miglioramento, chi era sfaticato si sentiva  garantito da un sistema socialista di tutela a senso unico. Chi categorizzato sindacalmente accedeva alla CIG, grande paracadute che non stimola l'aggiornamento e la formazione professionale.
Ora i nodi vengono al pettine, grazie alle leggi economiche dell'efficacia e dell'efficienza dettate dalla globalizzazione dei mercati.
L'azione di Marchionne, se pur contenuta dai lacci e lacciuoli della normativa esistente, è in grado di scardinare il sistema: tornare alla regola per cui "chi lavora guadagna;  più e meglio si lavora più si guadagna" è talmente cosa di buon senso che solo gli interessi di bottega dei sindacati, e la tutela dell'ozio dei fannulloni, possono contestare.
La FIAT fa i conti, e se li fa bene non ha alternative alla convenienza produttiva.
E' una FIAT diversa da quella di Agnelli: quella era un ammortizzatore sociale, questa è un'azienda che vuole competere e vincere.
Il Paese, al contrario, non fa i conti, aggrappato al sogno socialista della tutela ad ogni costo, delle garanzie preconcette, salvo poi risvegliarsi in autunno e scoprire che non ci sono più denari per pagare i servizi sociali, che la festa è finita, che bisogna battagliare per conquistare ciò che fino a ieri si dava per scontato.
Che bisogna saper fare e saper fare meglio per potersi candidare a un impiego.
Che non basta un "pezzo di carta" ottenuto in un laureificio per pretendere retribuzioni.
Che far muovere i treni costa, che Trenitalia non fa beneficienza ai pendolari e il biglietto va pagato.
Che gli asili costano, la salute è cara, la sicurezza ha un prezzo, l'acqua è oro blu, il riscaldamento è un lusso, il telefonino è peggio del mutuo.
L'azione di Marchionne porta il primo nodo al pettine dell'economia.
Altri, in rapida successione, stanno per presentarsi modificando la struttura dei consumi, dello stile di vita, di pensiero.
Forse arriverà una ventata di consapevolezza, forse continueremo a danzare sul Titanic.
Ma i nodi, inevitabilmente, incontrano il pettine.
 

lunedì 26 luglio 2010

L' IMBROGLIO AFGHANO: siamo alleati o complici ?

Wikileaks ha pubblicato oltre 90 mila files riservati che raccontano l'ennesimo fallimento americano: un fallimento prima di tutto strategico, poi tattico.
L'ultimo fallimento in ordine di tempo dopo Vietnam, Iran, Grenada, Nicaragua, Somalia, Yemen, Kuwait, Iraq.
Dopo la guerra in Corea gli USa hanno conosciuto una sola amministrazione capace di risultati: fu quella di Reagan, favorita dal contesto storico e dall'azione vaticana, che vide sbriciolarsi il nemico storico, l'Unione Sovietica, senza dover neppure lanciare una granata.
Forse fu un caso, forse una botta di fortuna, fatto sta che in nessun'altra operazione geo-strategica gli USA hanno saputo sviluppare una qualsivoglia credibilità.
La nemesi degli USA è quella di coltivare e finanziare quelli che domani saranno i propri nemici.
E' accaduto in Yugoslavia, in Somalia, in Iraq, in Afghanistan, con una tale monotonia ciclica da risultare quasi un tormentone storico dell'ultimo mezzo secolo.
Da tempo il sub continente latino americano si è staccato dall'abbraccio della dottrina Monroe, fino a risultare praticamente fuori da ogni controllo, con tensioni pericolose e piccole guerre nascoste in corso tra Venezuela, Colombia, Ecuador e Perù.
Il Messico sempre più assediato, se non controllato, dai narco trafficanti, unici a rendere ricca e cosmopolita Miami-Florida.
Gli USA hanno voluto la fine dei due blocchi, nella convinzione di ottenere il monopolio. Si sono ritrovati con un mondo plurimo e incontrollabile.
Discutere oggi la politica strategica degli USA è importante per chi come noi, in un occidente figlio di un dio minore, deve definire la propria identità storica.
Partecipare la via americana al non-consenso non è, a mio avviso, un buon progetto.
Alleati sì, complici no.
Su questo dobbiamo fare alcune considerazioni.
Per maggiori dettagli :

 

domenica 25 luglio 2010

thank you Bombay !

Il Ministro per le Risorse Umane e lo Sviluppo indiano Kapil Sibal ha presentato nei giorni scorsi a Bombay il prototipo di un LapTop molto simile all'Ipad.
Caratteristiche del nuovo Tablet Touchscreen:
peso 1,5 kg
sistema operativo Linux
funzionamento a Energia Solare
Connessione wi-fi
Costo 35 dollari che potrà scendere a 25 grazie agli incentivi statali.
Il Tablet è stato studiato per favorire l'alfabetizzazione informatica nelle aree povere del sub continente indiano.
Ma le caratteristiche del prototipo sono tali da rivoluzionare completamente il sistema informatico e telematico mondiale mndando in pensione gli attuali oligopoli del settore.
Mentre da noi si tagliano i fondi per la ricerca altri usano la testa.
Mentre da noi si resiste al cambiamento altri innovano e progrediscono.
Una lectio magitralis per l'Italia e l'Europa.
Thank you, Bombay !

venerdì 23 luglio 2010

Spettabile Alta Corte dell'Aia

Spettabile Corte,
mi rivolgo a Voi in cerca di giustizia.
Da troppo tempo assisto alle criminose imprese di un'organizzazione articolata e complessa che infiniti lutti ha addotto al mondo.
Sì, lo so: Voi vi occupate del presente, di piccole stragi, di guerre locali, di massacri limitati.
Io Vi parlo di un massacro storico, sia di corpi che di spiriti.
L'organizzazione di cui chiedo la messa in accusa presenta caratteristiche articolate, che Vi elenco di seguito:
1) presidia territorialmente mezzo mondo, spesso sostituendo il potere statale nel controllo del territorio
2) è fondata su riti iniziatici misterici e mistici, senza alcun fondamento di realtà
3) opera violenza psicologica sui minori, seminando paure e fobie, impedendo una sana crescita emotiva
4) minaccia con atroci sofferenze eterne l'agire quotidiano delle persone
5) coercisce la buona fede degli umili con promesse non mantenibili
6) viola la libertà di pensiero, di ricerca, di espressione
7) è storicamente responsabile di massacri di oppositori e di resistenti al suo potere, con decine di migliaia di vittime
8) è storicamente responsabile di invasioni e di guerre
9) opera costantemente azioni di evasione fiscale e riciclaggio
10) acquisisce capitali attraverso la minaccia di pene eterne
11) interviene con il suo potere economico e coercitivo nelle scelte politiche dei governi nazionali
 
Spettabile Corte,
se l'organizzazione di cui scrivo non si ammantasse di sacralità sarebbe a tutti gli effetti considerata un'organizzazione mafiosa, un'associazione per delinquere, con decine di capi di imputazione.
Ma la sacralità, spettabile Corte, non è attribuita, bensì auto conferita dall'organizzazione medesima, cosa che getta ulteriori ombre sull'organizzazione stessa.
Chiedo pertanto il Vostro intervento, il ripristino della Giustizia, il ritorno alle leggi dell'Uomo.
 
Distinti ossequi

giovedì 22 luglio 2010

PSICHE, FOTO & LIBERTA'

Wilhelm Reich, psichiatra austriaco di scuola freudiana, negli anni '40 scrisse un libro rivoluzionario del titolo "la funzione dell'orgasmo".
Rappresentava la sua teoria parlando di "orgone", energia del movimento, definendo l'orgasmo come un momento di liberazione dell'energia in eccesso.
Diceva molto altro, il libro è di circa 500 pagine, e fu uno dei testi che portai a psicologia 2, esame che sostenni con Fornari, allora presidente della società psicologi italiani.
Con Reich condivido la data di nascita (24 marzo), le posizioni in materia di religione e il non riconoscimento dell'autorità giudiziaria, in quanto a-morale e portatrice di interessi di parte, non del bene collettivo.
Ora mi pare che nel campo della fotografia si debba  parlare non di "funzione" ma  di "finzione dell'orgasmo".
Migliaia di scatti, più o meno riusciti, "rappresentano" o vorrebbero rappresentare l'estasi, e di solito lo fanno con espressioni gelide, con imitazioni degli stereotipi, brutte copie di atteggiamenti, quasi che
a) o nessuno sa interpretare bene
b) o nessuno sa che faccia ha durante l'orgasmo
c) o nessuno ha mai consapevolmente avuto un orgasmo
La cosa mi sconcerta.
Viviamo in un mondo che dell'immagine fa la propria ragion d'essere, ma quasi sempre siamo circondati da icone  truccate, da comunicati stampa spacciati per notizia, da una pornografia che recita l'amplesso senza viverlo, come atto meccanico, che banalizza l'anima ben più del corpo.
Ora bisogna intendersi su ciò che vogliamo definire per Arte.
L'arte può essere pura rappresentazione del reale o reinterpretazione del reale.
L'arte può essere materia o immagine.
L'arte è descrittiva e oggettiva o l'arte è visione soggettiva più o meno condivisibile ?
L'arte è per l'artista o l'arte trova conferma solo se esiste un osservatore ?
L'arte è tecnica applicata o emozione  partecipativa ?
Domande, domande, domande.
Proviamo a cercare qualche risposta.
L'arte non può separarsi dall'esperienza. Può reinventarla, interpretarla, stravolgerla, sublimarla.
In ogni caso deve creare emozione nell'osservatore.
Se non crea una qualsiasi emozione non è arte.
Ho passato ore attonito davanti al bambino sul cavallo di Fidia; non faccio caso al cavallino rampante di Ferrari.
E torniamo al nostro mondo fotografico.
Scorro decine di portfolii, e non provo nessuna emozione.
E da cosa dipende l'assenza dell'emozione, di pathos; la noia che coglie sfogliando portfolii. Dall'abitudine ? eh no...
L'arte non provoca noia da consuetudine: l'arte emoziona sempre, anche quando guardi la stessa opera per la millesima volta.
Magari di meno, ma emoziona.
Certo, dirai, il ventaglio delle emozioni possibili è praticamente infinito, il rapporto che l'osservatore ha con l'arte passa inevitabilmente dall'esperienza dell'osservatore, che filtra, decodifica, ricompone, secondo il proprio linguaggio mentale e culturale. Bene.
Allora perché mai davanti alle fotografie che guardo non provo alcuna emozione ?
Forse perché il mio personale bagaglio esperienziale è superiore a quello medio ? Può darsi, ma non basta.
Forse perché ciò che osservo è banale ? Più probabile.
Allora per produrre arte bisogna uscire dalla banalità ? Possibile.
La realtà è banale ? Quasi mai.
Pensa alle foto di Cartier Bresson, di Barengo Gardin: attimi di realtà immersi nell'emozione, catturati al volo, senza applicativi tecnici superflui.
Pensa ai ritratti di Snowdon, capaci di far emergere lo spirito o il carattere del soggetto.
I Premi Pulitzer si vincono intercettando l'attimo in cui la realtà è cruda e nel contempo rappresentativa delle emozioni, sapendo che l'emozione delle emozioni, la molla di tutta l'evoluzione, è la paura,  seguita a breve distanza dalla pulsione di tutte le pulsioni, la riproduzione sessuale.
Hai mai notato, nella tua esperienza, l'espressione del partner al culmine del piacere ? Spesso assomiglia alla sofferenza.
Esiste un legame prepotente tra il piacere e la sofferenza, un legame di parentela, i due estremi che insieme definiscono l'intero, l'incontro tra Yin e Yang.
Domanda di controllo: hai mai avuto un partner che sia scoppiato a ridere mentre raggiungeva l'orgasmo ? Se sì presentamelo, è una vera rarità.
E hai mai notato come dopo l'orgasmo, o durante il piacere,  i lineamenti si distendono, il viso sembra perdere anni?
Ecco quello che manca nelle fotografie che osservo oggi: manca l'osservazione della realtà.
Manca ciò che nel reale appare come più evidente.
Paura, sofferenza, piacere, estasi non sono parole, ma espressioni intere del soggetto: il corpo intero ne è partecipe; la falsa mimica, l'imitazione è immondizia concettuale.
Metodo Stanislavsky ! Essere il proprio ruolo. Non recitare, ma diventare. Non interpretare, ma essere.
Marlon Brando, Paul Newman, Robert De Niro, Al Pacino hanno seguito quella scuola (durissima, tempi lunghi, iper selettiva).
Gli altri recitano: stanno di fronte a questi mostri come una filodrammatica di provincia comparata alla Compagnia Stabile di Shakespeare.
Nei prossimi mesi lavorerò sui due binomi: sofferenza/paura vs. piacere/estasi, alla ricerca della pura emozione.
Sarà dura, difficile, complicata.
Bisogna superare tutte le soglie limitative e limitanti della personalità, a partire da quella del pudore, quel cemento secco che trattiene l'emozione generando demoni.
Bisogna lavorare su di sé, definire la propria libertà, svincolarsi dall'appreso per far emergere il proprio vero io.
Bisogna abolire l'ipocrisia, il coformismo, il compromesso, la mediazione.
Bisogna fare e rifare le stesse cose, fino a che lo stucco che copre il vero si sia completamente sgretolato.
Bisogna risalire agli archetipi emozionali, alla radice, al nucleo originario.
E osservare i cambiamenti, i miglioramenti che si registrano ad ogni passo.
Una domanda Zen chiede "sai descrivere il tuo viso prima di nascere?".
E' una domanda che mette i brividi, perché inevitabilmente la risposta immediata è no.
Un no che si estende al proprio io originale, accartocciato sotto montagne di macerie sedimentate dall'educazione, dai ruoli, sostitutivi dell'essere.
Trovare il proprio io, lo spirito originario, l'essenza di sé è' un percorso affascinante, raggiungere una vetta avendo vinto le vertigini, scoprire un tesoro sommerso, un nuovo continente che c'era da sempre, ma non si osava scoprirlo.
Con il che avrò definito il mio percorso.
 

POLITICALLY SCORRECT

Nel non lontano 1975 frequentavo l'indirizzo psicologico della facoltà di filosofia a Milano.
Tra le varie teorie la psicologia di allora definiva l'omosessualità come una devianza, come una malattia.
Pochi giorni fa un Sindaco di una cittadina veneta, sconvolta da un esagerato fenomeno di prostituzione omosessuale "open air" lungo il Piave, ha candidamente affermato che "sono malati e bisogna aiutarli a curarsi".
Apriti cielo ! le cataratte del politically correct si sono spalancate, con un diluvio di giulebbe sul povero sindaco, colpevole di avere detto la verità.
Perché la verità non va più di moda. La verità è politicamente scorretta. La verità non garantisce voti.
Quindi tutta la mia solidarietà al sindaco, e la dovuta compassione ai malati.
Tra i miei amici c'è chi sostiene che l'attuale, consistente sviluppo dell'omosessualità sia una forma che la natura ha intrapreso per ridurre lapopolzione umana sul pianeta, come succede anche tra i ranocchi e in altre specie, in cui la sessualità è strettamente legata alle condizioni ambientali.
E' una teoria, che fa pensare ad un pianeta vivente che "pesa" gli equilibri e interviene a riportare ordine tra le specie.
Potremmo allora dire che la natura è la madre suggeritrice della pornografia online, che riduce la ricerca dell'accoppiamento e favorisce la dispersione onanistica del seme maschile. In entrambi i casi si ottiene una riduzione delle copule eterosessuali a fini, o con esiti, riproduttivi.
Nessuno, ovviamente, potrebbe mai sostenere questa seconda tesi, mentre la prima ha un nucleo di possibilità.
Perchè l'omosessualità, ci piaccia o no, è devianza rispetto alla pulsione naturale che prima che sessuale è necessità riproduttiva.
 

lunedì 19 luglio 2010

CASTITA' NON VUOL DIRE ASTINENZA

L'Amore, si sa, è indefinibile.
Dell'Amore conosciamo gli attributi possibili: il bene dell'altro, il desiderio, il rispetto, il crescere insieme, la conoscenza reciproca, la passione, la voluttà, il sentimento. C'è l'Amore per l'altro da sé, c'è l'amore per sé, c'è quello patrio e quello filiale, quello materno e quello di dio.
L'Amore, insomma, è una coperta che ognuno può trarre a sé.
Il desiderio si presenta congiuntamente al bisogno di appartenenza, alla necessità di essere riconosciuto come individuo da parte degli altri.
L'Amore è, filosoficamente, un processo ontologico, che riguarda più se stessi che l'altro da sé, e questo Amore introspettivo assume spesso tonalità egoistiche, egotiche, che traducono l'amore - con la a minuscola - in possesso dell'oggetto amato
Ma l'Amore è scambio, conoscenza reciproca, crescita personale attraverso lo scambio, la relazione, la consapevolezza dell'unione di due metà che formano un Unico.
Nel tempo storico molte parole si sono spese, e molta confusione si è creata, spesso volutamente, sul concetto di Castità.
Castità non significa Astinenza, sono concetti diversi, espressi da parole diverse, lontane persino nel significato profondo.
Castità è ordine mentale, è consapevolezza, valutazione dell'atto come conoscenza di sé e dell'altro, di sè mediante l'altro.
Nell'amore odierno, confuso con la pura sessualità egotica, banalizzato nella funzione liberatoria dell'orgasmo, non c'è castità.
Ma possiamo trovare Castità nell'amplesso consapevole, nello scambio delle emozioni, nel congiugimento fisico e mentale, nella fusione di corpi-menti in un unico corpo-mente.
E questo non significa affatto l'astinenza, né esclude dall'esperienza, paradossalmente, la molteplicità dei rapporti.
Come nella perenne ciclicità di Yin e Yian  gli opposti si ricongiungono per comporre l'intero, come nel comportamento delle particelle subatomiche che continuamente si incontrano, si congiungono, si rilasciano per ricomporsi con altre particelle, così l'Amore non pone un pregiudizio quantitativo.
Pone però un valore morale, determinato dalla consapevolezza, dal piacere del donare e del ricevere, dallo scambio consenziente e maturo, dall'esperienza tesa al miglioramento delle conoscenza di sè, dell'altro, di sé attraverso l'altro.
L'Astinenza è la negazione di sé, è la divisione platonica e cartesiana della mente dal corpo, dove la mente annichilisce se stessa frustrando la pulsione del corpo.
E' perversione, è dolore, è sofferenza, che nulla dona alla conoscenza, nulla alla consapevolezza, nulla alla reciprocità.
Ciò che non è scambio, ciò che non è reciproco, ciò che è banalizzato e non consapevole, ciò che è egoismo, come l'astinenza, non rientra nell'Amore.
 
 

sabato 17 luglio 2010

BRONCIOSAURUS PARK

Mia moglie è tornata a vivere negli USA dove la crisi morde ma le opportunità non mancano.
I figli dei miei migliori amici lavorano da tempo all'estero, chi a Londra, chi a Singapore, chi negli Emirati.
I miei allievi confidano in Erasmus, ma sanno che in confronto ai loro colleghi scontano notevoli deficit di competenza.
Mi ostino a restare, per amore, non per opportunità.
Un vecchio amore per un paese che non c'è più, come quando si ama il ricordo di un amore, indipendente dall'amore stesso.
Questo è un paese vecchio, di vecchi, per vecchi.
Un paese che teme il nuovo, il cambiamento, anche solo l'innovazione.
Un paese che si guarda l'ombelico, che spaccia il passato per gloria futura, sapesse almeno copiare il passato.
Un paese mediocre, banale, di sottoculture e battutacce grevi, di interessi privati, di scambi e intrallazzi.
Un paese di ignoranza estesa, sgrammaticato, refrattario alla geografia, alle lingue, alle scienze.
Un paese che non accoglie, non sorride, non invita
Che ha smarrito l'ironia, la commedia, l'indirizzo dell'allegria.
Che ha paura della fantasia.
Un paese col muso lungo, un paese che mugugna ma non urla.
Bronciosaurus Park.
 
 

giovedì 15 luglio 2010

I Giorni della Civetta

 
Sciascia non era certamente un ingenuo.
Raccontava una Sicilia in cui nelle piazze, agli occhi del mondo, si riunivano piccoli o grandi comitati di affari, spietati e avidi.
La collusione raccontata da Sciascia non era quella dei film d'azione, ma una collusione ambigua, sottile, strisciante, più penetrante e pericolosa.
Certo non basta essere siciliani come Dell'Utri o Cuffaro per essere mafiosi .
Non basta che i partiti di Dell'Utri e Cuffaro ottengano la maggioranza dei voti in Sicilia per ipotizzare un sistema di voto di scambio.
Non basta essere originari di Casal di Principe, come Cosentino, per essere collusi con il clan dei casalesi.
Non basta essere costruttori che incassano appalti milionari dalla Protezione Civile per parlare di "Cricca".
Non basta essere mediatori che propongono, suggeriscono o impongono giudici fino al CSM per parlare di Loggia.
Non basta essere presidenti della regione più ricca d'Italia per sostenere che il proprio movimento di riferimento ha una posizione eccessivamente dominante nella sanità, nella scuola privata e nell'edilizia nella stessa regione.
Non basta, da presidente della stessa regione, volere acquistare i terreni dove si progetta l' Expo per ipotizzare un interesse privato in atto d'ufficio.
Non basta che troppi subappalti dell'Expo siano finiti ad aziende di dubbia onestà e trasparenza, a volte di origine calabrese, per parlare di 'ndrangheta.
Non basta che a fronte dei troppi subappalti a Milano il partito del presidente acquisisca la maggioranza in calabria per sostenere un rapporto di compiacenza.
Non basta che in pochi giorni si risolva il gigantesco problema dei rifiuti a Napoli per sostenere un rapporto preferenziale con chi "gestisce" il business della monnezza.
Non basta che a fronte della soluzione del problema monnezza un partito acquisisca la maggioranza nella stessa regione.
Non basta che il coordinatore regionale faccia spiare il presidente regionale del suo stesso partito per parlare di gestione quanto meno sospetta.
Non basta che venga nominato ministro di non-so-che uno che ha cercato di taroccare la vendita di una banca per dire che gli si vuole parare le spalle.
Non basta che venga nominato vice-ministro dell'economia uno con quattro richieste di arresto sul gobbo per dire che lo si vuole coprire.
Non basta che un coordinatore del partito di maggioranza faccia soldi con l'eolico in Sardegna per dire che esiste una combriccola di affaristi.
Non basta che un ministro non sappia quanto costa il suo appartamento romano per dire che "do ut des" è sempre cosa buona e giusta.
Non basta avere un fratello che commercia in decoder per pensare che la digitalizzazione televisiva sia una manovra all'incasso.
Non basta avere una banca e farci transitare le operazioni postali per pensare a una bieca operazione speculativa.
Non basta... però aiuta !

martedì 13 luglio 2010

MIGRAZIONI

Sono nato in un Paese europeo
dal promettente avvenire;
cresciuto in una Nazione di cultura mediterranea
tra affaristi e amici degli amici;
temo che morirò in uno Stato Africano
governato da un tracotante imperatore.
Eppure non mi sono mai mosso.

lunedì 12 luglio 2010

old scratch

ciao a tutte,
ho pubblicato su FB un po' di miei vecchi scatti... niente di che, scattati con una yashika f2 che oggi farebbe ridere i polli.
se vi va date un'occhiata...
buon giretto !
gil
 
 
 
 
Gilberto Borzini
tel. cell 3315257672
http://paroladiborz.blogspot.com

sabato 10 luglio 2010

SILVIO, VAI A CASA !!!

Questa è la classica goccia che fa traboccare il vaso.
Un primo ministro di un qualsiasi paese democratico non può permettersi di dire che "la libertà di stampa non è un valore assoluto".
La libertà di stampa, di espressione, di pensiero e di opinione sono valori assoluti.
Punto.
A casa, e di corsa, chi afferma il contrario.

MALEDETTO CARTESIO !

"Quando la mente è turbata, si produce il molteplice, ma il molteplice scompare quando la mente si acquieta"
(Asvaghosa - il risveglio della fede)
 
Cartesio, si sa, ha separato la mente (res cogitans) dalla materia (res extensa). L'occidente ha fatto suo questo principio traducendo la propria interpretazione del mondo come meccanicista e la visione dell'uomo come una coscienza ospite -  più o meno gradita - di un corpo-macchina.
Da qui si è ulteriormente prodotta una vasta serie di suddivisioni degli individui, così come dei propri organi, per competenza, attività, capacità, sviluppando una serie di conflitti difficilmente governabili conseguenti alle "categorie" gerarchicamente impostate.
Ancora, la frammentazione dell'uomo e la distanza meccanica dal mondo esperienziale fa sì che l'individuo si viva come avulso dall'ambiente, sentimento alla base dell'incuria, del non rispetto, dello sfruttamento delle risorse.
Nella filosofia buddhista la nostra tendenza a dividere il mondo percepito è chiamata vidya, ovvero ignoranza, ed è considerato uno stato di turbamento mentale.
La concezione del mondo, nelle filosofie orientali, è dinamica e fluida: il tempo e il mutamento ne sono parte essenziale e le forze che causano la dinamica sono proprietà intrinseche della materia, non agenti esterni o volontà metafisiche.
Corrispondentemente l'immagine orientale della divinità non è quella, tipicamente occidentale,di un sovrano che dirige il mondo, ma quella di un principio che muove ogni cosa.
 
"Colui che risiedendo in tutti gli esseri
da tutti gli esseri è diverso
lui che tutti gi esseri non conoscono
per il quale tutti gli esseri sono corpo
lui che governa all'interno di tutti gli esseri
questi è il tuo atman
l'ultimo reggente
l'immortale"
(Brhad-aranyaka-upanisad)
 
Solo cambiando prospettiva culturale l'occidente può evitare di auto distruggersi.

mercoledì 7 luglio 2010

beh, dciamo che mi sento così ....

 

GHE PENSI MI' !

 
Era il 1974. Renato Pozzetto  incideva un 45 giri che parlava di "quel pirla di un Silvio", una risposta meneghina all'imperante provocatorietà degli Squallor, celeberrimo gruppo musicale dall'eterosessualità partenopea dirompente.
Quel pirla di un Silvio era un "bauscia" a tutto tondo, un cacciaballe impenitente, un arruffatore di amici che alla fine non combinava niente ma che sapeva intortare le gente.
Non so se vi sia più traccia di  quel disco, che era un recitato e nemmeno un gran che dal punto di vista artistico, ma varrebbe la pena riesumarlo.
Quello che normalmente dei milanesi infastidisce le altre italiche etnie era tutto riassunto in quei tre minuti di ascolto.
Noi sì che lavoriamo, gli altri parlano solo; noi sì che sappiamo fare le cose bene; faremo questo e quello, e anche di più; milanesi col cuore in mano e generosi, mica gretti e chiusi come gli altri; romani e meridionali lavativi e fannulloni; il milanese intrattenitore a tavola, il milanese che canta e fa baldoria, il milanese che apprezza le belle donne, il cumenda con le amanti da esibire, il milanese che "ghe pensi mi", sono solo alcuni degli stereotipi più noti.
E quel pirla di un Silvio le rappresentava senza lasciarsene sfuggire una.
Ma aveva un paio di difetti:  non rispettava le promesse e raggirava gli amici, come l'altro milanese, l'Armando, cantato da Jannacci.
Tra i due 45 giri il finale era diverso: quel pirla di un Silvio era coperto da una raffica di insulti, mentre l'Armando veniva scaraventato giù dalla macchina in corsa.
A volte alcune canzoni nascondono tracce di  verità. Altre hanno un che di profetico. Meglio non sottovalutarle.
 

martedì 6 luglio 2010

DA RIN-TIN-TIN AD AL QAEDA

L' Europa che non sa farsi Unione Europea si trova al centro di una potentissima tenaglia dii interessi contrapposti: una tenaglia in grado di stritolare l'Europa qualora questa non decida a conformarsi politicamente, operando precise scelte strategiche.
Al di là dei giochi di prestigio di alcuni capi di Governo europei che ad ogni passo sottolineano la propria amicizia con altri grandi capi tra di loro agguerriti nemici, in un tormentone di opportunismo a volte ributtante, bene, al di là di ciò esistono fronti e schieramenti per nulla in vena di diplomazia.
Il recentissimo distacco tra Israele e Turchia, con soppressione dei diritti di volo agli aerei di Tel Aviv decisa da Ankara, rappresenta solo un ennesimo giro di boa di un'escalation nata con Reagan (scudo stellare), proseguita con Bush padre (scudo stellare con base in Polonia e Repubblica Ceka, più Guerra del Golfo), sviluppata da Bush figlio (scudo stellare ampliato ad Ukraina, accordo con Cecenia e Georgia contro Mosca, pressioni sulla Bielorussia, guerra in Iraq e in Afghanistan) a cui Mosca e Teheran non potevano guardare senza sentirsi tirate per la giacca.
Teheran, cosciente del fatto che un arsenale militare nucleare rappresenta un ottimo deterrente verso le aggressioni esterne, si è precipitata a costruire la sua "stranamore", con il sollecito aiuto di Mosca e la benedizione di Pechino.
Secondo gli standard della comunicazione mediatica occidentale sembra che gli americani siano sempre il " 7° cavalleggeri" che soccorre gli indifesi passeggeri della carrozza assalita dagli indiani. Salvo poi scoprire, vent'anni dopo Rin-Tin-Tin, che gli indiani avevano delle ottime ragioni per difendere i propri territori e che ai vari generali Custer ha dato ragione l'economia, non la storia.
Ma torniamo in tema.
In altri secoli, nel mediterraneo, cristiani, musulmani ed ebrei hanno convissuto pacificamente quando non fraternamente.
I pasticci sono iniziati quando uno dei tre, generalmente i cristiani, ha cercato di assumere il comando delle situazioni, il potere, l'economia.
Siviglia, Grenada, Malaga e Palermo testimoniano con abbondanza di particolari suggestivi quei periodi di tolleranza reciproca.
Insomma: quando i cristiani si mettono a giocare ai cow-boy scoppia sempre un pasticciaccio brutto.
E i cristiani giocano ai cow-boy esclusivamente per conquistare terre e ricchezze, costruire ferrovie utili alla loro espansione spacciandole per "progresso", con una particolare riottosità nei confronti delle culture locali e, naturalmente, delle etnie che ne sono portatrici.
Al Qaeda nasce supportata dagli USA per contrastare l'invasione sovietica dell'Afghanistan, ma, una volta cacciati i sovietici, reagisce alla presenza (o al tentativo di predominio) degli stessi USA. In questa chiave di lettura Al Qaeda è una forma di resistenza? Può darsi, salvo che gli altri, gli invasori, da che mondo è mondo chiamano i resistenti con lo spregiativo termine di "terroristi".
Per raffreddare la situazione medio-orientale bisogna, probabilmente, cambiare prospettiva, e con quella il punto di vista.
Mentre a Tel Aviv si continua a gestire la politica come si faceva a Fort Alamo, il distacco tra Ankara e Tel Aviv consente di immaginare Ankara come ponte del dialogo tra un' Unione Europea laica e tollerante ed un mondo islamico orgoglioso delle proprie peculiarità, e per nulla interessato a cedere le proprie risorse ai cow-boys.
Per farlo è necessario disporre di una politica comunitaria non legata mani&piedi a Washington, ma capace di autonomia, dialogo e rispetto reciproco con tutte le Potenze (USA, Russia, Cina e Califfato in primis).
Diversamente le Potenze punteranno sull' Europa come territorio di conquista, pronte a dilaniare l'Unione pur di favorire i propri specifici interessi.
 

domenica 4 luglio 2010

PRESENZE

a volte vengono
a cercarmi luoghi, persone
episodi, sorrisi o parole
che il tempo ha evaporato
come fantasmi che altri
temono
o chiamano nostalgia;
io li amo tutti
e sono grato alle presenze
che tornano vive dietro
occhi stanchi
 

ieri, oggi, domani

ieri
miliardi di pixel senza
memoria
oggi
miliardi di parole spese
per riempire
il vuoto
domani
una nuova resurrezione

020710

Adesso
che la curva del passato si confonde
all'orizzonte
e il futuro incontra il cielo
poco dopo queste colline
adesso
che ho vagato ed esplorato rincorrendo
l'ignoto
o un sogno non mio
adesso
so di avere amato solo
le cose
che non cercavo

venerdì 2 luglio 2010

POLIS TEKNE' : QUALE DESTRA ?

Politica deriva dal greco Polis tekne, e significa "metodo di gestione degli interessi generali della collettività".
Partitica deriva dal latino Pars-partis e significa "schieramento, gruppo di interesse".
Il guaio dell'Italia odierna è che esiste troppa partitica e troppa poca politica.
Ma anche all'interno degli schieramenti "geograficamente individuati" - destra e sinistra - esistono visioni della politica diametralmente opposte.
Una rimanda all'idealismo socialista, l'altra al liberismo.
Per la prima il ruolo centrale della vita collettiva è rappresentato dallo Stato e, di conseguenza, dalle sue Istituzioni che includono immensi centri di potere non-elettivo (magistratura, forze dell'ordine, esercito, burocrazia).
Lo Stato è, per la destra sociale, prevalente rispetto al cittadino, così come lo è per gli altri schieramenti che a quell'idealismo socialista fanno riferimento.
Per la destra liberale, figlia dell'Illuminismo francese, il Cittadino è al centro del sistema, e l'organizzazione statuale deve semplicemente rappresentare il sistema, l'organizzazione, l'ordinamento, derivante da un diritto civile consensualmente determinato tra i cittadini.
La differenza è strutturale, immensa e per nulla secondaria.
Ovvio pertanto che tra Gianfranco Fini, rappresentante della destra sociale italiana per antonomasia, e i catto-socialisti del PD, Presidente Napolitano incluso, possa esistere maggiore affinità che tra lo stesso Fini e Berlusconi, leader di un liberismo a volte eccessivamente darwiniano.
E' però fondamentale sottolineare che in democrazia vince la maggioranza e che la maggioranza degli italiani da quindici anni sostiene il concetto liberale di Berlusconi, forse dando più fiducia al modello che alla persona.
Gli italiani, esclusi quelli che fanno parte della "burocrazia statalista" che gestisce, non eletta da alcuno, il potere, desiderano uno Stato snello, non interventista, insomma un "coordinatore intelligente" più che un "amministratore con pieni poteri".
Su questa già di per sé virulenta competizione, che è competizione politica, si sovrappone l'elemento partitico, che collega a tutti gli schieramenti, nessuno escluso, evidenti gruppi di interesse economico.
E siccome noi italiani siamo "mafiosi" nel DNA, ovvero siamo sempre pronti  a favorire (nell'ordine) i famigliari, le amanti, gli amici, i soci, gli alleati e, di conseguenza, l'idea di un appalto o di un concorso trasparente non ci sfiora quasi mai,-  tranne quando perdiamo -  ecco che la partitica prevale rispetto alla politica.
Unico elemento certo è che così, con un equilibrio da guerra fredda tra i due concetti politici, non si va da nessuna parte.
E per chi si ritiene "di destra" scegliere a quale destra fare riferimento può addirittura rivelarsi imbarazzante, tanto più che l'elettore ha recentemente perso la possibilità di scelta del candidato. Con grande gioia di tutte, ma proprio tutte, le segreterie partitiche.
 
 

mercoledì 30 giugno 2010

ESTETICA, RAPPRESENTAZIONE E SOCIETA'

Come noto il Simposio di Platone rappresenta al lettore una società in cui i dotti filosofi sono in larga misura maschi omosessuali.
Nella patria della cultura occidentale di duemilacinquecento anni fa solo gli adepti di quelle confraternita potevano ambire a importanti cariche istituzionali.
Nei testi omerici l'amore tra gli eroi combattenti è alla luce del sole.
In compenso due divinità essenziali erano femmine: Atena, dea della Sapienza e Diana, dea della caccia.
Venere era in disputa con Eros, quest'ultimo rappresentante dell'amore ideale, mentre a Venere era lasciato il ruolo della passione carnale..
I miti greci erano maschi, forti e muscolosi, e molto raramente si riscontra nell'arte rappresentativa dell'epoca un paradigma di "bellezza" femminile.
Fidia, il grandissimo scultore, raffigura giovinetti.
La questione del paradigma della bellezza è interessante, intrigante e, se vogliamo, inquietante.
Nella società ellenica le ragazze, per trovare marito, portavano una dote; il che fa pensare che il loro ruolo nella società fosse piuttosto ininfluente.
Delle due l'una : o c'era un eccesso di offerta di ragazze da marito, e in quel caso la dote rappresentava il valore aggiunto, oppure un maschio voleva essere pagato per portarsi in casa una rottura di scatole.  Santippe, bisbetica e polemicissima moglie di Socrate, insegna.
La questione della domanda e dell'offerta, mutatis mutandis, si ripropone nelle distese desertiche delle carovaniere che seguiranno la fede di Maometto.
Considerando il fatto che i cammelli sono un po' "naive" come amanti, in quelle contrade le femmine si scambiano con capi di bestiame (generalmente capre, i cammelli erano troppo costosi e preziosi: vengono proposti oggi alle turiste solo perché ci sono le jeep e i cammelli sono in saldo).
Ma quando cambia il paradigma dell'estetica, della bellezza ?
Quando passa dalla rappresentazione maschile a quella femminile ? E soprattutto perché ?
E' noto che fino a Caravaggio e Michelangelo i modelli sono maschili, un po' perché riprendono obbligatoriamente i temi della mitologia o delle sacre scritture, ma anche perché - evidentemente - la società persiste nel considerare la donna come un grazioso complemento, un utile passatempo, adatto per lo più, in società, a cantare, suonare e riprodurre eredi.
Nel frattempo la società è di molto cambiata. Al di fuori dell'omosessualità di geni come Leonardo o della bisessualità di maestri come Caravaggio la società civile è generalmente eterossessuale osservante (anche perché la Chiesa punisce severamente la sodomia dei borghesi).
Il genere femminile più raffigurato è la Madonna, vergine per definizione, seguita da alcune madonne, gentildonne raffigurate per ossequio ai famigli potenti.
Il primo forse a intravedere la possibilità di un cambiamento di genere è Botticelli con la Primavera.
Da allora è un fiorire di matrone panzute e grassocce, spesso inseguite da satiri priapisti nei boschi, ma non si può certo affermare che sia cambiato il paradigma della bellezza; piuttosto è mutato il concetto estetico e si è radicalmente trasformato il linguaggio rappresentativo passato da temi sacri a tematiche assolutamente profane che poggiano sulla mitologia arcadica pur di disporre di un pretesto per rappresentare le passioni umane.
In questa "terra di mezzo" della rappresentazione estetica il ruolo femminile nell'aristocrazia assume forte rilevanza.
Madri, mogli, concubine e soprattutto amanti divengono sia "status symbol" sia, soprattutto, consigliere e confidenti, ma anche spie di respiro internazionale.
La donna, quindi, fa carriera ma più come escort di gran lusso per gli aristocratici che nella società civile.
Forse è Goya il primo a magnificare la rappresentazione estetica attraverso il corpo femminile, in una società che tenta di liberarsi dall'oppressione dell'Inquisizione.
Quindi si potrebbe dire che l'estetica al femminile nasce per reazione alle infinite proibizioni morali del cattolicesimo più bigotto.
Ma non ci siamo ancora.
Solo nel '900, con l'invenzione della fotografia la donna assurge pienamente al ruolo di  paradigma della bellezza e dell'estetica, soprattutto la donna taglia 42.
Se quindi nel Simposio di Platone si magnificava la pratica dei giovinetti all'interno di un'elite culturale molto ristretta e il paradigma dell'estetica era orgogliosamente maschile, solo con la diffusione di massa della raffigurazione femminile questa diventa paradigma estetico.
E qui dovremmo riprendere la distinzione che Platone fa dell'eros (aulico e sublime, ideale e idealizzato, quindi platonico) con le "passioni", che riguardano la plebe, che vengono a volte liberamente e pubblicamente consumate nelle vie attorno all'Agorà da schiavi e naviganti, passioni che rimndano a Venere..
La fotografia, popolarizzando vieppiù  l'arte raffigurativa, sposta l'asse, il paradigma dell'estetica dal maschile al femminile.
Gli sviluppi della fotografia, cinema e televisione, rotocalchi e ora internet, rinforzano il nuovo paradigma socialmente convenuto.
Contestualmente all'affermarsi del nuovo paradigma, e parallelamente all'imporsi di modelli pornografici - che sono devianze o sviluppi del paradigma stesso - emerge in occidente una nuova, prepotente crescita dell'omosessualità maschile.
C'è sicuramente un collegamento strutturale tra modelli sociali, culturali, estetici e comportamenti sessuali.
L'arte, come sempre, ne è sia portavoce che anticipatrice.