giovedì 30 settembre 2010

ELOGIO DI CAINO

Il peccato originale, anche per la Bibbia, coincide con l'uccisione di Abele da parte di Caino.
L'aggressività, non la sessualità, è il vero demone con cui confrontarsi.
Forse non fu Caino a uccidere Abele, forse fu Abele a uccidere Caino, per poi diffondere la notizia inversa, salvando la faccia, la reputazione e godendosi una nuova identità. Ma quello era un Abele moderno, vicino ai servizi di intelligence.
L'aggressività, l' homo homini lupus di Hobbes, il buon filosofo inglese sinceramente democratico ma troppo pragmatico e oggettivo per essere considerato democratico dai democratici,usi da tempo immemore a mascherare e traviare l'oggettivo attraverso il politically correct.
L'aggressività, che si studia a scuola attraverso millenni di guerre, invasioni, assassini, congiure.
L'aggressività pragmatica di Sun Tzu e Von Clausewitz. che traducono in modelli tattici la natura umana.
Che di natura si tratta, malleabile ma non modificabile, orientabile, ma insita nel genoma della specie.
Così le guerre le vincono gli eserciti, non le crocerossine e neppure i netturbini.
Aggressività e politica, politica e magistratura, politica e finanza : lotte di potere esercitate mediante la forza, col supporto degli scherani mediatici.
Forza che dopo la caduta del muro di Berlino si è tradotta in modalità diverse (energia, economia, finanza) che affiancano, e a volte si sostituiscono, al conflitto armato.
La Cina invade di merci l'occidente e di fabbriche l'Africa.
La Libia e l'Arabia invadono l'occidente con  la finanza dei Fondi Sovrani.
Francia e Germania, da sempre perno delle guerre a noi note, usano la U.E. per ampliare i confini geografici di influenza, ancora legate a modelli napoleonici, a sindromi di Yalta superate dai nuovi mezzi della finanza e della tecnologia.
Gli Americani dichiarano guerre che non sanno combattere, avendo pensato di sostituire l'aggressività con la tecnologia e perdendo davanti a eserciti poveri e scalcinati, ma motivati e aggressivi.
La Russia invade con l'energia, l'India con la tecnologia.
Nuovi modelli economici si impongono, mandando in soffitta il capitalismo liberale, imponendo il capitalismo statuale dove si arricchisce chi fiancheggia la strategia di invasione sviluppata del potere.
La finanza detiene il potere, la politica annaspa, la democrazia è un rito senza sostanza.
Sono cambiati i mezzi, non la natura delle persone, non la natura del potere.
In guerra vince il più forte. Caino uccide necessariamente Abele, trasformandosi a sua volta in Abele, circondato da nuovi Caini e così via.
Il resto è folkolre, marketing della comunicazione politica, mistificazione su parole d'ordine bellissime - pace, democrazia - quanto prive di significato, tese unicamente a camuffare la realtà.
In mezzo a un mondo impegnato in decine di guerre non dichiarate ma combattute, la società civile si imbelletta di buoni propositi, si veste da Abele e si offre a Caino.
Segue i pifferai magici della bontà mentre mille Caini si preparano a divorarla.
Dovendo scegliere, dovendo vivere, conviene rivalutare Caino.

martedì 28 settembre 2010

MINIMA MORALIA

GNOCCA ASSASSINA
C'è in giro una bionda pericolosa. Ha prima preso d'assalto un ricchissimo presidente calcistico, facendosi intestare numerose risorse e conducendolo quasi sul lastrico. Poi ha fatto invaghire un importante personaggio politico, conducendolo gradualmente verso inevitabili dimissioni.
Naturalmente la bionda non ha agito da sola: mamma e fratello si sono prodigati per succhiare le risorse succhiabili dai malcapitati boy-friends.
Del babbo non si hanno notizie: si vede che a succhiare era il meno abile.
Fulgido esempio di coesione famigliare e di moralità, memento eterno del detto che tirapiùdiuncarrodibuoiinsalita
 
SINDROME BIPOLARE
In psichiatria viene spesso confusa con la schizofrenia, ma anche in politica accade la stessa cosa.
Il bipolarismo ha portato il paese alla pazzia.
Ora Cacciari, Fini e Casini potrebbero dare luogo a un terzo polo nel tentativo di curare il malato per nulla immaginario..
E se si provasse con l'elettroshock ?
 
PROFUMO DI GERONZI
Geronzi dice di aver fatto una grande cosa per il Paese insieme a Profumo, fondendo Banca di Roma con Credito Italiano.
In effetti oggi il titolo Uncredit vale si e no la metà di quando avvenne la fusione, e BDR fu valutata circa 17 miliardi rispetto ad un valore effettivo di 4.
Non so se il Paese ne abbia tratto vantaggio, ma Geronzi sicuramente sì.
Oggi il benefattore Geronzi vorrebbe unire i destini di Mediobanca e Generali.
Aiuto !

domenica 26 settembre 2010

SODOMINPS

La notizia è stata data alla chetichella, buttata lì, in mezzo alle altre, come se si trattasse di una bagatella da decima pagina.
Dal 1 gennaio 2011 chi avrà maturato i requisiti per andare in pensione dovrà aspettare 12 mesi, alias un anno, prima di ricevere il primo assegno.
I 12 mesi, naturalmente, si calcolano dal termine dell'istruttoria.
A dirlo è l' INPS, con il supporto del governo e il silenzio assenso delle organizzazioni sindacali, da sempre vicine alle necessità dei lavoratori e dei pensionati.
In un paese normale i lavoratori darebbero l'assalto alle sedi INPS su tutto il territorio nazionale, appiccherebbero fuochi sacri usando per materiale combustibile i dirigenti dell'istituto pensionistico, farebbero barricate in strada, chiederebbero indietro i loro soldi, voterebbero per Mao Tse Tung.
Qui no.
Non un rantolo, un fiat, niente.
Tutti presi a lambiccarsi il cervello sull'effettiva proprietà dell'appartamento di Bvd. Princesse Charlotte, gli italiani erano così concentrati da non essersi accorti di aver preso un siluro tra le chiappe.
Sarà che a prenderlo nel sedere i lavoratori italiani sono abituati, sarà che ormai non ci fanno più caso.
O non sarà che gli piace ?
 
 

venerdì 24 settembre 2010

LA FABBRICA DEL FANGO

Comunque vada a finire sarà l'Italia intera a fare una miserrima figura.
Poco importa ormai se la lettera di St Lucia sia vera o no: se è vera Fini deve sparire, se è falsa Berlusconi se ne deve andare.
In entrambi i casi le Istituzioni hanno ricevuto una ferita mortale, e con loro il Paese.
Un Paese dove le aziende chiudono e la disoccupazione aumenta.
Un Paese dove l'INPS non sa se avrà i soldi per pagare le pensioni nel 2011.
Un Paese dove la camorra della monnezza rialza la testa, lanciando un pesante segnale al governo.
Un Paese dove il partito di maggioranza relativa viene messo all'opposizione in Sicilia, lasciandosi alle spalle anni di alleanze strategiche ormai cambiate.
Un Paese dove la Scuola e la Sanità sono allo sbando, dove mancano investimenti sui trasporti, dove l'ombra della ndrangheta pesa sull'Expo milanese.
Un Paese dove le ragazze più fortunate e carine possono guadagnare mercificandosi sulle chat erotiche, o come hostess, modelle o wing-woman.
Un Paese che rilascia diplomi e lauree prive di competenza e di conoscenza.
Un Paese dove manca il rispetto di sé e degli altri: dove tutti sono intenti a misurarsi sulla quantità di spesa e sull'apparire, resi schiavi dalle tv commerciali.
Un Paese inquinato, senza progetti di sostenibilità ambientale.
Un Paese succube della finanza speculativa, senza progetti di economia sociale e sostenibile.
Un Paese di sudditi, sganciato dai salari europei, abbarbicato in difesa di interessi corporativi, che schifa il sostegno agli umili.
Un Paese bloccato da decenni in attesa di risolvere i guai giudiziari di uno che ha fatto troppi soldi per essere normale.
Un Paese barricato in difesa di interessi individuali o di casta pesantemente contrastanti con gli equilibri dei poteri.
Le cose che non funzionano sono troppe per non pensare che ci troviamo di fronte al Collasso di Sistema.
Occorre un Progetto.
Un'economia della  Shar'ia rivolta al sostegno delle opere concrete e al benessere di chi lavora.
Un nuovo rispetto individuale, una diversa consapevolezza del sè.
Un vero rispetto per la donna che sostituisca la sua mercificazione.
Un vero rispetto per i bambini, per costruire il futuro nella sincerità e non nei modelli di consumo.
L'abbattimento delle fabbriche della spesa, aperte tutti i giorni, feste comandate incluse.
L'abbattimento delle fabbriche del fango, per il ripristino della moralità, dell'etica e della decenza pubblica.
Un progetto di green-economy per ridare l'acqua al pubblico, rendere l'aria respirabile, produrre energia pulita, usare le biomasse.
Un progetto culturale basato sulla persona e non sui consumi.
Certo, sembra impossibile.
Finché non ci si prova.
 
 

domenica 19 settembre 2010

cordone ombelicale

Giorni fa parlavo con D.
D è un uomo di 44 anni, non proprio un "pischello".
Mi raccontava di sognare ogni notte sua madre, scomparsa circa un anno fa.
Mi raccontava di sua sorella che dice di parlare con sua madre (in trance) e che la mamma è tanto preoccupata per lui.
Mi diceva che lo conforta il fatto di essere convinto che quando lui morirà potrà riabbracciarla, la mamma intendo.
Ho espresso le mie perplessità.
Se tutti dovessero riabbracciare i genitori, l'altra vita sarebbe una specie di orgia, dove tutti sono abbracciati, fino alla cellula primigenia.
Ovvio: la razionalità nulla può rispetto all'affetto.
Il pensiero laico non sostiene la speranza.
Ma siamo sicuri che si tratti di affetto ? O non è forse paura, intima consapevolezza di debolezza ?
Anche F, una donna che ha la stessa età di D., mi scrive dei suoi genitori, della sua preoccupazione relativa al loro invecchiamento.
Giuste preoccupazioni di una figlia affezionata, o qualcosa d'altro ?
Voglio dire : ma quando crescete, ragazzi ?
Quando decidete di vivere la vostra vita, recidendo il cordone ombelicale, il senso di protezione, l'ombrello perdonatutto dei genitori ?
Non sto dicendo che non bisogna amare i genitori.
Sto dicendo che bisogna imparare a vivere da adulti, acquisendo la propria consapevolezza, la propria responsabilità.
Nuotare nel mare profondo della vita senza bisogno del salvagente con l'ochetta.
Si fa un gran parlare di "mammoni" trentenni, ma le conversazioni con D e le lettere di F mi fanno pensare che il processo di "mammonismo"  sia un processo di lunga data, forse alla base del perenne sonnambulismo sociale italiano, fonte della sindrome di Oblomov che sembra attecchire in maniera prodigiosa lungo la penisola.
Il "Mammonismo" si è interrotto in Italia per un breve, laconico, istante: figlio delle letture on-the-road, di una politica "sovversiva" che rinnegava il padre, delle poesie di Corso, delle canzoni di Dylan, delle Opinioni di un Clown scritte da Enrich Boll, delle canzoni di Gaber.
Ma è stato un istante. Un istante sociale.
Un istante che ha coinvolto i nati negli anni '50.
Poi "puff !", l'istante è sfumato, volatilizzato come un peto in una giornata di vento, e la società italiana è tornata a rinchiudersi nel caldo e soffocante abbraccio delle mura domestiche, degli agnolotti della domenica, delle partite a carte dopo il panzo di Natale, nella Tombola di Capodanno, nella rete asfissiante delle telefonate di mammà proprio mentre stai sedendoti a tavola, nei chiacchiericci dei telefonini per sapere come stai, hai mangiato, che tempo fa, ti diverti ?
Una rete ipnotica dove l'affetto è prigionia, dove la libertà è sempre condizionata, dove non si sceglie di vivere ma si resta a un tiro di schioppo dalla caverna originale.
Ovvio che una società simile non abbia alcuna possibilità di crescita.
Ovvio che il "tengo famiglia" si traduca in familismo, in nepotismo, in raccomandazione, alla faccia della meritocrazia.
Confondere l'Amore con il Condizionamento è il cancro della società italiana, il suo limite iniziale allo sviluppo; sviluppo che è in primo luogo delle coscienze, non della tecnologia.
Se il "west" avesse dovuto essere conquistato dagli italiani sarebbe ancora popolato da bufali e da Sioux.
Magari non sarebbe un male, ma la storia è andata diversamente.
La Storia è dinamica.
La "famiglia", intesa italicamente, è estremamente statica.
La rete delle famiglie è una palude di sabbie mobili, il compromesso dell'accomodamento che non consente di volare con le proprie ali.
La "famiglia", così intesa, è il vero problema della crescita di questa, nostra, società.
 
 

giovedì 16 settembre 2010

Europa e Rom : fine di un sogno

Parole grosse volano tra Parigi e Bruxelles, con tappa a Strasburgo, rimbalzando tra Madrid, Praga e Roma.
La questione dei Rom travalica i campi nomadi e le cattive abitudini di chi li abita.
L'Unione non ammette discriminazioni di razza, ma questa nobile ammissione di principio apre le porte a una nuova e ben peggiore discriminazione, quella di casta.
I poveri hanno la tendenza a cercare soluzioni fantasiose per mettere insieme il pranzo con la cena, spesso a danno dei meno poveri, meglio se ricchi.
Gli emarginati hanno la pessima abitudine di mettersi contro al potere costituito.
Insomma, i poveri e gli emarginati strappano il velo ipocrita della società perfetta che il sistema Europeo vorrebbe spacciare per vita reale.
L'Unione Europea, organismo perfettamente burocratico, tende a normare tutto il normabile, compreso l'inutile, per giustificare la propria esistenza.
E' un' Europa occhiuta, cieca, sorda, spesso frustrante, che non prevede che le cose possano andare male, e tanto meno possano andare in maniera diversa da come la norma le prevede.
Il sogno burocratico europeo è una società omogenea, tremendamente piatta, in cui tutti fanno le stesse cose nello stesso modo, con gli stessi mezzi e metodi, piallati sul sistema di sostegno alla valuta europea. Una società di tipo robotico, del consenso silenzioso, basato sul non conflitto sociale in cambio di un welfare sorridente.
Nel momento in cui la congiuntura economica mette in crisi il welfare sorridente il gioco salta e le tensioni esplodono.
I Rom sono brutti, sporchi e cattivi perchè non lavorano, non seguono modelli culturali preordinati, cantano fuori dal coro.
Oggi i Rom sono indicati come pericolosi per alcune società.
Domani lo saranno i poveri, quando la fine del lavoro porterà masse ingenti di persone oltre la soglia di povertà sulla quale finora si dibattono.
Il cane si morde la coda inutilmente.
Il problema non sono i Rom.
Il problema è il modello sociale basato sul lavoro.
Se il lavoro viene a mancare crolla il castello, salta il tavolo, i conti non tornano, il welfare scompare: molti i segnali che vanno in questa direzione.
L'Unione è nata monetaria, ha messo il suo destino nelle mani dei banchieri, e i banchieri hanno ucciso la classe media, vera colonna portante di qualsiasi società complessa.
L'Unione non prevede la povertà tra le possibili categorie sociali, o meglio la comprende nella misura massima del 5% : sopra quella soglia si apre uno scenario catastrofico per la contabilità erariale.
Le parole grosse a proposito dei Rom sono l'anticipazione di parole ancor più violente destinate al problema della povertà e dei poveri.
La deriva europea è intuibile: i Rom sono un pretesto, facile e populista, ma sono la punta dell'iceberg.
Se è vero, ed è vero, che il pesce puzza sempre dalla testa il centro della questione è strutturare il modello sociale a sostegno della riqualificazione della classe media.
Redistribuire gli ingenti profitti dei finanzieri e degli speculatori a sostegno degli artigiani e delle piccole imprese.
Normare le relazioni commerciali favorendo le imprese locali e non quelle globali,nella produzione come e soprattutto nella distribuzione, vero killer della piccola impresa.
Ma su questo fronte non si sentono nobili parole a Bruxelles, a Parigi, a Praga, a Madrid o a Roma.
Molto più facile prendersela con i Rom.

IO .. CHI ?

Hai una bella faccia tosta, non c'è che dire. E continui a dire io, io, io.
Senti questa.
Mio padre conobbe mia madre perchè il suo amico Dino conosceva Vittorio, che per una lira mangiava una mosca.
Se Vittorio non avesse mangiato le mosche Dino non avrebbe avuto motivo di farlo conoscere a papà.
Papà andò in guerra contro gli inglesi in Africa orientale con gli alpini (ridi ridi, lo so che sembra strano) e Vittorio fu catturato a Tobruk. Gli inglesi spedirono entrambi a Yol, che oggi è dalle parti del Pakistan. Tornati dalla prigionia si ritrovarono e papà si innamorò della sorella minore di Vittorio, che divenne mia madre.
Nacque subito mio fratello, cantierizzato credo in luna di miele; poi passarono cinque anni prima che una sera d'estate fosse complice dell'amore dei miei e, con una probabilità su un miliardo, quello spermatozoo si intrufolasse in quell'ovulo dandomi il mio aspetto.
Superfluo dire che mio fratello è alto, con capelli e occhi chiari, e io sono basso con capelli e occhi scuri: insomma si fa fatica a credere che siamo fratelli.
Stai facendo il calcolo delle probabilità ? Stai provando a giocare con la serie di possibili incontri che avrebbero potuto accadere e cambiare tutta la storia?
No ? Allora vado avanti.
Andai in una certa serie di scuole e così conobbi persone che diventarono amiche solo perché il caso ci aveva messe nella stessa aula, in un certo quartiere di una certa città.
Diventai animatore solo perchè i miei conoscevano una famiglia in cui una figlia lavorava per un club turistico, altrimenti forse avrei fatto il musicista o il poeta, o lo speleologo, vai a sapere.
Mi occupai di line aeree perché quando ero animatore conobbi un dirigente di linee aeree: se lui fosse andato in vacanza da un'altra parte non credo mi sarei occupato di trasporti.
Conobbi Sharon su un volo tra New York e Milano, che lei prese al volo perché arrivava da Los Angeles, e se lo avesse perso l'intera esistenza sucessiva sarebbe stata inevitabilmente diversa. Magari avrei sposato la figlia del verduriere o quella del primario o l'agente di viaggio svizzera, o qualcuna che neppure ho mai incrociato.
Riproviamo:
Stai facendo il calcolo delle probabilità ? Stai provando a giocare con la serie di possibili incontri che avrebbero potuto accadere e cambiare tutta la storia ?
All'incredibile quantità di possibilità alternative che il caso non ci ha presentato ?
Andai a vivere in Monferrato perchè qualcuno aveva pubblicato su quel numero di Smart quella fotografia che attirò la mia attenzione proprio quando Carlo aveva parlato con Fabio facendo il mio nome per la cattedra di marketing a Torino, così ci trasferimmo e la vita cambiò nuovamente seguendo quella che chiamavo opportunità ma che altro non era che il caso travestito.
In tutto questo, io come te e come quasi tutti gli altri, ho sempre immaginato di essere in qualche modo attore protagonista della mia vita.
Che ridere !
Poi ho studicchiato la fisica delle particelle subatomiche, e ho scoperto che tutti i loro scontri, e le reazioni che quegli scontri determinano fino alla creazione della materia dallo scambio di energia, sono fortuiti, incidentali e casuali.
E non mi stupirei che le particelle subatomiche si chiamassero per nome e si definissero con un sorprendente "io".
Come noi, come te, come me.
Il caso, amico mio, governa l'universo.
Il resto è adattamento.
Altro che "io".
 
 

sabato 11 settembre 2010

LA NAUSEA

Una scorpacciata di cose di cattivo gusto non può che avere un risultato fisiologico: la nausea.
Un mese trascorso ad acoltare e leggere colpi bassi e lotte accanite per uno strapuntino di potere determina lo stesso effetto.
Nausea, repulsione rispetto all'argomento.
L'osceno livello raggiunto dalla partitica italiana tra agosto e oggi non ha eguali nella storia nazionale, e come sempre i polveroni alzati in un mese normalmente dedicato a ritemprare le energie assume, col senno di poi, un altro significato.
I contendenti hanno molte cose da nascondere, da far dimenticare.
Berlusconi ha un governo che zoppica vistosamente: l'unico ministero che produce risultati visibili è guidato da Maroni, gli altri sembrano essere inattivi, con l'esclusione del ministero della giustizia (impegnato a combattere politicamente la magistratura e a risolvere le rogne di Berlusconi) e dell'istruzione (impegnato in una riforma ideale sulla carta e catastrofica nell'applicazione).
Anche il ministero della sanità fa parlare ogni tanto di sè: prima con le campagne di vaccinazione per una pandemia che non c'è, poi per le ripetute follie in sala parto sparse democraticamente sul territorio nazionale: possibile che i medici siano impazziti tutti e nello stesso momento ?
C'è poi il Ministero di Tremonti, uomo PDL così vicino alla Lega da far emergere il sospetto che il ministro giochi per sé e non per la squadra.
In pratica nel governo funziona solamente una parte, quella affidata agli uomini della Lega, mentre la sezione di competenza di Forza Italia ha per obiettivo il tenere in piedi il Capo, con obiettivo secondario la frantumazione dello Stato Sociale costruito nel dopoguerra.
I ministri ex AN brillano per l'inazione, capitanati da un La Russa più preso dall'interpretazione del ruolo che dall'agire politico.
I casi imbarazzanti si moltiplicano, e sono messi sotto silenzio le trame della Cricca, i massaggi di Bertolaso, i dossier campani, gli interessi privati di Verdini, l'appoggio esterno alla mafia di Dell'Utri, le cenette con Carboni,le amichette del Presidente,  giusto per ricordare i più noti.
Sul fronte scissionista è chiaro l'obiettivo di minimizzare "l'affare Montecarlo", per nulla chiarito, spostando l'attenzione su idealità dell'etica politica. Fiumi di belle parole a Mirabello, ma resta il fatto che il nulla tenente cognato di Fini vive a Montecarlo, in casa ex AN venduta a società fantasma offshore e gira in Ferrari, e che la suocera dello stesso Fini ha contratti milionari con la RAI a fronte di una dubbia professionalità curriculare.
In questa situazione di assenza istituzionale, che ricorda vagamente l' 8 settembre 43, Federmeccanica straccia il CCNL vagheggiando un ritorno al cottimismo (più produci più ti pago) di stampo cinese. La scusa, come sempre, è quella della globalizzazione.
Quello che non si dice è che le aziende italiane producono male non per colpa degli operai ma perchè spesso organizzate in modo inefficace e inefficiente rispetto alla concorrenza europea.
Ma è più facile scippare gli operai dei loro salari e delle garanzie che ripensare i modelli produttivi e fare nuovi investimenti in ricerca e sviluppo.
In questo tourbillon di nefandezze ecco tornare alla carica l'antico motto "panem et circenses" dell'impero romano.
Mentre il grande business dell'expo 2015 di Milano mette il silenziatore alle infiltrazioni della 'ndrangheta, nella città ex capitale morale accade qualcosa di palesemente poco morale. Inter e Milan vanno a braccetto verso il monopolio del mercato calcistico, e dei ghiotti interessi televisivi ad esso collegati.
E' in corso un grande business che triangola tra Milano, Spagna e Inghilterra, con riciclaggio di stelle cadute (Ibrahimovich ex Inter al Milan, Kaka ex Milan all'Inter, Balottelli ex Inter a Mancini e poi al Milan) dove il sospetto è che gli stessi nomi iscritti più volte a bilancio delle rispettive squadre servano in qualche modo a risistemare i bilanci in virtù della legge salva calcio voluta da Berlusconi, con fiumi di denaro virtuale che si spostano nelle capitali della finanza europee, in un percorso carsico che prima o poi ne farà sparire una parte.
In questa chiave di lettura si capiscono meglio le esternazioni estremamente aggressive della dirigenza juventina (fuori dai giochi milanesi per antica incompatibilità industriale) e il crollo finanziario dell'Impero dei Sensi (la Roma, colpevole di giocare diversamente nel mondo immobiliare, fagocitata da Unicredit e, per default, da Gheddafi socio maggioritario di Unicredit).
Da che Berlusconi è in politica non c'è più alcun settore che non sia stato travolto dagli interessi economici e finanziari del Presidente del Consiglio, un Presidente che utilizza tribune internazionali non per elogiare il Paese che governa ma per criticare Magistratura e Istituzioni del suo Paese: neppure Videla aveva raggiunto livelli così infimi.
Quando un Governo si trasforma in un comitato d'affari non può non mettersi in movimento una rivolta, una reazione.
Un timido, primo avvertimento è emerso a Torino durante la Festa del PD, ed è chiaro che si tratta della punta dell'iceberg.
Per risolvere questa angosciosa situazione ci sono solo due modi: il primo è tornare alla politica, il secondo è resettare il quadro anche a suon di sganassoni.
E siccome la politica è assente si può esser certi che in autunno voleranno schiaffoni pesanti.
 
 

venerdì 3 settembre 2010

LA STRATEGIA DEL GAS

Pochi anni or sono l'ex cancelliere tedesco Schroeder, terminato il suo percorso politico, accettò l'incarico di amministratore delegato di una società russo tedesca, a maggioranza Gazprom, incaricata di sviluppare il progetto del gasdotto baltico, un progetto che scavalcando la Polonia e l'Ukraina, territori non sempre favorevoli alla politica di Mosca, porterà la Germania ad essere la testa di ponte dell'energia per l'intera vecchia Europa continentale.
E' noto che l'ingresso di Romania e Bulgaria nell' U.E. ha per fondamento il controllo dei gasdotti che, dopo avere attraversato il Mar Nero, raggiungono i confini orientali dell'U.E..
Il benestare tedesco all'ingresso in U.E. dei paesi balcanici, non propriamente noti per efficienza industriale ed economica,  arrivò dopo che alle imprese tedesche furono assegnate le cantierizzazioni dei progetti e i relativi accordi di partnership strategiche inter governativi, che poi vuol dire il controllo dei rubinetti del gas a favore di Bonn.
Anche in quell'occasione fu Schroeder, allora cancelliere, a pilotare gli accordi politici.
Sul fronte dell'accesso energetico meridionale molto si è dibattuto relativamente all'ingresso o meno nell'U.E. della Turchia.
Al di là dei dibattiti surreali relativi allo status costituzionale o religioso di Ankara o sul rispetto dei diritti umani, dove per l'Occidente Ankara è sempre la protagonista del drammatico film "fuga di mezzanotte" che consiglio vivamente di rivedere, la contrarietà tedesca deriva dal non voler integrare un possibile competitor energetico, visto che l'Anatolia diventrebbe il "gate" di ingresso energetico dall'Iran e dal vastissimo territorio turcomanno, kazako e uzbeko in cui si stanno svolgendo drammatiche lotte di potere tenute graziosamente sotto silenzio dalle diverse stampe governative occidentali.
L'accordo italo-libico, approvato in Parlamento da PDL e PD congiuntamente, con il forte sostegno di D'Alema, segna l'ingresso dell'Italia nel business vero dell'energia.
Ed è un business che ha avuto bisogno dell'autorizzazione di Mosca, attuale fornitore primario di energia per l'Italia, e dell'amicizia di Ankara.
Berlusconi ha una montagna di difetti ma le relazioni intessute con Putin, Medvedev, Gheddafi e Recep Tavviv Erdogan (a cui è rimasto in mano il cerino esplosivo del posizionamento strategico di Ankara nel complesso scacchiere medio orientale ed europeo) hanno portato ad un risultato.
Che sia poi un risultato apprezzabile è tutto da dimostrare.
L'accordo con Tripoli, diversamente dalla partnership Bonn-Mosca, implica infatti una netta "mediterraneizzazione" dell'Italia, avvicinandola bruscamente all'Africa e distanziandola dalla Mittel Europa che per anni ha rappresentato l'obiettivo di integrazione italiana con l'U.E.
L'accordo favorisce l'ingresso dei capitali libici nelle operazioni industriali e finanziarie italiane di carattere strategico, impone la costruzione di infrastrutture pesanti sul territorio libico con oneri esclusivamente italiani, modifica di fatto la strategia politica ed economica nazionale imponendo un occhio di riguardo più alle motivazioni della Lega Araba che non a quelle della Nato, con tutte le conseguenze che questa drammatica virata può comportare.
Una virata che, rispetto alle relazioni intra europee e atlantiche, potrebbe tradursi in una "scuffiata", con relativo rischio di affondamento del vascello italico.
Ancora, diversamente dall'accordo stipulato tra Schroeder e Putin che è in definitiva un accordo paritetico, quello siglato tra Berlusconi e Gheddafi definisce una netta prevalenza del secondo rispetto al primo, come a dire che da ieri Tripoli tiene l'Italia per la gola, ed è libera di aumentare o ridurre la pressione sulla carotide a proprio piacimento.
Per ora Gheddafi si è limitato a qualche sceneggiata di prova, mettendo a dura prova le consuetudini della diplomazia e le redazioni filo governative, impegnatissime a trasformare il despota di Tripoli nel brutto anatroccolo della famiglia degli angeli.
Ma l'uomo è istrionico e volubile, e non sembra saper porre limiti alla propria tracotanza, specialmente quando sa che l'interlocutore ha le brache calate e il cappello in mano.
 

giovedì 2 settembre 2010

LA FINE DI DIO

(ANSA) - LONDRA - La creazione dell'universo si puo' spiegare anche senza l'intervento di Dio, come dimostrato dalle ultime scoperte scientifiche. Lo sostiene lo scienziato britannico Stephen Hawking nel suo ultimo libro 'The Grand Design', di cui il Times pubblica alcuni brani. La creazione dell'universo, scrive Hawking, e' stata semplicemente una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica: 'Poiche' esistono leggi come quella della gravita' l'universo puo' essere stato creato dal nulla'.

Forse i nostri figli, e più di loro i nosri nipoti, potranno finalmente liberarsi dall'oppressione del concetto di dio. Forse, ed è un augurio sincero di libertà, potranno trovare nella consapevolezza della ragione l'equilibrio del vivere comune, del costruire insieme un nuovo modello sociale. Il concetto di dio, e il potere che ad esso si è inestricabilmente collegato, ha per millenni ostacolato il progresso scientifico, inibita l'espressività individuale, censurato l'arte e il pensiero, condannato la difformità, oppresso il genere femminile. Un pensiero oppressivo, costellato di sensi di colpa, penitenze, violenza e aggressività. Senza l'oppressione di dio potrà svilupparsi un'umanità serena, consapevole, razionale, equilibrata. Un'umanità finalmente libera, capace di costruire da sé e per sé le regole della convivenza, non governata dal panico dell'inferno, dall'ossessione del peccato, dal mistero della morte. Un'umanità senza martiri, un'umanità senza stendardi di guerra che proclamano "dio è con noi". Che liberazione !

IL SENSO DELLA VITA

Da qualche parte nel Corano si dice che la vita è un purgatorio in cui gli uomini sono chiamati a perfezionarsi e purificarsi per accedere al paradiso o finire all'inferno: una specie di torneo con relativi premi e punizioni.
Sarà che ho letto il Corano in traduzione italiana, perchè le sfumature dell'arabo antico mi sfuggono, ma l'idea di essere stato inserito in un gioco a premi senza averne fatto richiesta mi secca oltremodo.
La tradizione cristiana non è da meno: non fai tempo a nascere che sei già macchiato da un fantomatico peccato originale, una cosa che avrebbero compiuto due ominidi millenni fa, e che grava ancora come un macigno sull'umanità. Da qui il fatto che devi passare una vita di espiazione, per una roba che tu manco sai cos'è.
Pura follia.
Nel buddhismo si dice che siccome la vita è sofferenza e la sofferenza è data dal desiderio, bisogna abolire i desideri per non soffrire: annullare il corpo (insana fonte di desideri quali la fame e la copula) per congiungersi idealmente alla complessità dell'universo.
Affascinante teoria, ma che non spiega perchè si debba ostacolare un corpo che è l'unica cosa che ci consente di esistere.
Le religioni si sforzano di dare un senso alla vita, il premio, il paradiso, il nirvana che sia.
Ma il senso, a ben guardare, è lontano dall'essere comprensibile.
La vita scorre per imitazione e per contrasto: si rifà a riti e abitudini e necessità, al di fuori delle quali è dura trovare qualcosa da fare.
Da milioni di anni ogni individuo che viene al mondo fa e rifà le stesse cose,e a seconda dell'età e dello sviluppo fisiologico scopre o dimentica certi piaceri, come se ogni individuo fosse sempre il primo a scoprire le pulsioni, l'unico a conoscerle.
Una specie di gioco teatrale, in cui la parte è sempre la stessa, ma il provino è proposto a miliardi di aspiranti attori.
Insomma, sa di presa in giro.
Per cui se la vita è una presa in giro, o una combinazione di abitudini e necessità fisiologiche, l'intera storia della filosofia va gettata nel cesso.
L'intero pacchetto delle religioni fa resettato.
Tutto ciò che ha cercato, o cerca, di dare un senso a ciò che senso non ha va ignorato.
Se riuscissimo a farlo probabilmente ci siederemmo davanti a un fuoco e ci domanderemmo: e adesso a che cosa possiamo pensare ?
E presumo che non troveremmo risposte neppure a quella domanda.

mercoledì 1 settembre 2010

SBARACK OBAMA

7 anni di combattimenti. 4 mila morti.
Questo il rendiconto della presenza statunitense in Iraq.
Provate a dire ad alta voce "BANG - UNO", "BANG - DUE" e andate avanti fino a quattromila... non è divertente.
Innumerevoli e anonime le vittime irachene.
Sere fa ho rivisto "The deer hunter", in italiano Il Cacciatore, strarodinario film di Michael Cimino, con un altrettanto fantastico cast: il Vietnam, la fuga apocalittica, l'assalto all'ambasciata USA di chi voleva sfuggire a un destino certo e atroce.
Parallelismi, somiglianze che le guerre si portano addosso.
Oggi Barack Obama sbaracca le truppo dall'Iraq, e promette di fare la stessa cosa il prossimo anno in Afghanistan.
E' dai tempi della guerra in Corea che gli USA prendono legnate su tutti i fronti, forse non sarebbe male prendere in considerazione l'idea che il mondo, e la geopolitica, sono cambiati e che la guerra non è più la prosecuzione della politica con altri mezzi.
Il medio oriente torna a infiammarsi.
L'occidente osserva inebetito la debacle del proprio sistema economico.
Centinaia di migliaia i posti di lavoro a rischio.
Interi "sistemi paese" dal destino incerto, intere classi lavoratrici con i sogni spezzati
Barack Obama, il marketing-dream della politica americana, affronta il rischio del collasso economico USA tagliando le immense spese belliche avviate in tempi di vacche economiche meno magre delle attuali.
Barack Obama scopre l'acqua calda, affermando che per rivitalizzare l'economia bisogna sostenere la classe media (annichilita da un ventennio di predominio della finanza e della speculazione bancaria, ovvero dagli amici dei presidenti).
Barack Obama sbaracca dall'Iraq, ma la sua presidenza coincide con lo sbaraccamento complessivo dell'American Dream.
 

lunedì 30 agosto 2010

STATO LAICO

Che religione e economia siano legate da un sacro vincolo è cosa nota a chiunque abbia studiato storia e a chi si occupi di geopolitica.
Dai Faraoni egizi in poi il "collante" del sistema economico, il suo sostrato connettivo sociale, è sempre stata la religione, comunque intesa.
I vari tentativi di conquista territoriale di canali e di roccaforti commerciali hanno sempre innalzato lo stendardo della conversione religiosa al credo del nuovo potere.
Fu così per i Babilonesi, gli Ebrei,i Persiani, e a maggior titolo fu così per l'Impero romano dopo Costantino,
Unico modello differente fu l'Impero romano antecedente Costantino, che lasciava libertà di confessione ai popoli conquistati, ma definiva il controllo attraverso uno straordinario presidio militare e fiscale.
Motivazioni fortemente economiche sono alla base della fondazione dell'Islam (acquisire il controllo dei commerci con l'oriente sottraendolo a cristiani ed ebrei, a favore delle carovaniere arabe), delle Crociate cristiane, delle ripetute guerre tra mondi cristiani e islamici.
La religione come collante culturale è stata usata nei colonialismi e imperialismi più recenti dagli americani, con i Peace Corps che anticipano regolarmente l'arrivo delle multinazionali USA nei luoghi di conquista.
Insomma, la religione è un modello applicativo culturale conforme allo schema economico del potere.
Anche per questo nei paesi islamici è forte il divieto di proselitismo per le altre religioni, cosa che nei paesi cristiani è, da pochi decenni, meno imperativa.
Gheddafi lo sa benissimo, ed è ovvio che predichi le meraviglie dell'Islam mentre annette preziose componenti economiche italiane al suo vasto impero economico.
Le grandi religioni, nessuna esclusa, sono state potentissime fino a quando hanno saputo impedire l'analisi diretta dei testi da parte dei credenti.
Il "moloch" cristiano fu assoluto quando i cristiani erano analfabeti e il verbo del signore era interpretato, in esclusiva, dai preti (il "latinorum" manzoniano è una buona conferma)..
Per l'Islam vale la stessa regola: i fedeli pendono dalle labbra dei "maestri", ma ben pochi credenti conoscono l'arabo antico o hanno la sufficiente preparazione culturale per individuare le straordiarie contraddizioni del libro sacro.
In pratica le grandi religioni campano sull'ignoranza e la paura dei fedeli.
Quando l'ignoranza diminuisce le religioni perdono consensi: è un fatto strutturale, statisticamente evidente.
Il grande scontro attualmente in corso, la guerra vera a cui stiamo assistendo, vede da un lato il mondo islamico, con poteri finanziari fortissimi concentrati in oligopoli di natura prevalentemente statalistica (laddove lo stato è determinato dal dominio di un clan prevalente, come in Arabia Suadita o negli emirati), e il mondo occidentale, dove l'economia liberista poggia su basi cristiano-protestanti di impronta anglicana-luterana e calvinista.
In questo gioco il cattolicesimo è, per sua natura e forma, più simile all'impostazione islamica che non all'anglicana-luterana.
Va da sé che ogni "setta" cristiana corrisponde a modalità economico-finanziarie, sviluppatesi nei secoli in Europa e spesso tradotte in sanguinari confronti bellici.
Ora dobbiamo decidere se vogliamo che i nostri valori sociali e il nostro modello economico liberista rimangano tali o no.
Se la risposta è sì abbiamo il dovere morale di respingere il modello islamico.
Se la risposta è no, lasciamoci invadere, lasciamoci convertire e affidiamoci all'inshallah di turno.
In Europa, per ora, solo la Francia, Stato laico per eccellenza, sta agendo coerentemente per conservare le proprie peculiarità e caratteristiche finanziarie, ma la Francia ha un ex impero coloniale da difendere e da sempre è abituata a trattare e a confrontarsi con il mondo islamico.
Gli USA applicano maldestramente le tecniche alla John Wayne: mostrano i muscoli e combinano grossi, irrimediabili pasticci.
L'Europa unita non sa che pesci prendere, stritolata dalla sua pochezza politica interna da un lato e la necessità di capitali freschi e energia dall'altro.
L'UE è come una bella donna caduta in miseria disposta a offrirsi per un matrimonio di convenienza pur di sfamare i suoi figli.
Se crediamo che il nostro modello economico e sociale debba essere mantenuto abbiamo un dovere politico che si attua in pochi passi, che altro non sono che l'applicazione delle regole che l'islam pone ai cristiani nei suoi territori :
1) controllo ferreo degli ingressi nell'ambito UE, con permessi di soggiorno collegati esclusivamente alla disponibilità provata di un lavoro;
2) negazione dei  ricongiungimenti  famigliari;
3) impedimento alla costruzione di luoghi di culto;
4) divieto di matrimoni misti, con perdita della cittadinanza e di tutti i diritti relativi per le donne che si convertono all'Islam;
5) divieto assoluto di azioni di proselitismo;
6) divieto assoluto di mostrare in pubblico elementi e accessori personali riconducibili a contesti religiosi (incluse le catenine con la croce cristiana)
Un'Economia laica e liberista necessita di uno Stato Laico e di una diffusa mentalità laica.
Laicità e religione sono in contrasto netto, così come i mondi culturali, e i relativi modelli, espressi dalle diverse confessioni.
La sopravvivenza del nostro impianto culturale ed economico dipende dalla capacità degli Stati di convertirsi rapidamente al laicismo.
Diversamente dovremo dare ragione entro breve a Gheddafi : l'Europa diverrà ben presto islamica.
E perderemo quel poco di libertà, figlia dell'Illuminismo e del laicismo, che abbiamo saputo conquistare.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

lunedì 23 agosto 2010

L ' INESISTENZA DEL TEMPO

Il tempo non esiste. Ognuno crea il suo tempo. Il tempo si misura in chilometri percorsi dalla luce, perchè tempo e luce, tempo e spazio, sono la stessa cosa.
La faccenda si semplifica con le convenzioni: che ora è si domanda in un punto preciso del tempo-spazio, anche perché nello stesso momento, solo qui da noi sulla terra, ci sono 24 ore diverse e quattro stagioni in corso. Ma siamo abituati alle convenzioni, non indaghiamo più a fondo.
Diverso ancora è il tempo-mentale.
I bambini hanno una prospettiva infinita, il loro tempo-mentale è parametrato al tempo-vissuto: per loro cinque anni sono un'eternità, un ragazzo di venti un vecchio.
Il tempo-mentale, quindi, risponde alla formula T = Ti/tv  dove il tempo è uguale al risultato frazionario di tempo ipotizzato diviso tempo vissuto.
Dalla formula deriva il fatto che maggiore è il tempo vissuto  (Tv) minore sarà il risultato, laddove 1 (uno) è quasi sempre un risultato irraggiungibile in vita.
La grafica del tempo-mentale è quindi una curva che tende all'asindoto (da 80 in origine a tendente allo zero ).
La velocità percepita del tempo è coerente con l'accelerazione di un grave posto sulla curva della grafica del tempo-mentale, roba da chilometro lanciato, facilmente calcolabile grazie alle teorie di Newton
Quindi per i bambini il tempo non passa mai, per gli adulti il tempo vola.
Probabilmente la media ponderata dei tempi-mentali di tutti gli esistenti determina il concetto di tempo convenzionale, che è un'illusione banalmente legata alla rotazione sul proprio asse di un consolidato materico orbitante attorno a una stella.
Per resistere all'accelerazione del tempo-mentale bisogna entrare nell'orbita del "durante permanente", evitando con cura concetti fuorvianti come passato e futuro. Dimenticare il passato può anche essere terapeutico, più complesso è non tentare di pianificare il futuro, almeno nella nostra organizzazione sociale.
Per fluire correttamente nel "durante permanente" sarebbe meglio trovare una foresta, una savana, una colonna, un iceberg, ma la globalizzazione ha intaccato i tempi di tutti i continenti, non se ne esce, non ci si salva. Lo stile di vita occidentale non prevede il pensiero del "durante permanente", in nessuna forma.
Ti ricaccia costantemente sul vertiginoso scivolo della grafica del tempo-mentale. Brutta cosa.
Per l'occidente sembra che il tempo sia una quantità costante e determinata, dove chi corre di più trasmuta il tempo in denaro, e dove bisogna correre come pazzi, perchè anche gli altri corrono e rosicchiano il tempo che invece potremmo rosicchiare noi. Un tempo forma-di-formaggio dove vince chi si rimpinza più degli altri.
E poi non sappiamo come "ammazzare" il tempo: nel momento in cui ci troviamo privi di impegni, costrizioni, corse, improvvisamente il tempo appare come una nebbia gelida, un pericoloso vuoto, un nulla, un toast senza farcitura, un panino senza ripieno. Quindi bisogna farcirlo, condirlo, rimpinzarlo, o alla peggio ucciderlo, come si fa con un nemico.
Perchè il tempo è un nemico, un nemico subdolo che non si mostra, ma lascia il segno.
Il tempo, per puro paradosso, non è mai puntuale.
Il tempo è convenzione. Il tempo non esiste. Il tempo siamo noi.
 

IL PRECARIO E IL DELINQUENTE

Mentre Felice Maniero si rifà una vita, con nuovo nome, lavoro e collocazione gentilmente offerti dallo Stato, un suo coetaneo cinquantenne di Palermo fa lo sciopero della fame per uscire dal precariato, viene colto da malore e ricoverato in ospedale.
Due storie, purtroppo non rare, anzi piuttosto comuni.
A Felice Maniero lo Stato riconosce  il merito di essersi pentito e di aver contribuito a sgominare i componenti della sua stessa banda criminale.
Al Precario, che da venticinque (25 !) anni si arrangia con le supplenze, lo stesso Stato non riconosce nulla, se non il diritto alla speranza.
In un Paese di diritto le due storie dovrebbero essere invertite, ma l'Italia non è un Paese di diritto.
In Italia spadroneggiano delinquenze di varia natura, si uccide in strada e in spiaggia, bande di diverso livello di pericolosità si spartiscono il controllo dei quartieri, cosche e cricche intrallazzano per milioni di euro.
E i precari ?
E i piccoli imprenditori suicidi perché massacrati dalla crisi e dalle banche ?
E quelli che devono far ricorso agli usurai ?
E quelli che hanno versato decine di migliaia di euro in contributi senza avere in cambio nulla ?
O quelli che dovranno lavorare fino alla quarta età in cambio di pochi spiccioli di pensione ?
E quelli che stentano ad arrivare a fine mese ?
E quelle giovani coppie che hanno avuto l'ardire di fare figli, e non riescono a far fronte alle spese ?
In un Paese che ricorda sempre più drammaticamente la Colombia occorre farsi una domanda: vale la pena essere onesti ?
Le storie di Felice Maniero e del Precario palermitano ci danno la risposta: no.
Purtroppo no. Non ne vale più la pena.
 

martedì 17 agosto 2010

SUPERBA IDIOZIA

Quelli lì ci avevano detto che volevano liberalizzare. Allora noi li abbiamo votati perchè volevamo un paese più moderno ed efficiente.
Adesso quelli lì fanno chiudere prima i negozi a Milano, tanto i negozi vanno bene, mica c'è da preoccuparsi.
Quelli lì una ne fanno e cento ne pensano. Stanno a farsi gli affaracci loro ma di chi li ha votati se ne fregano.
Non importa se nel resto del mondo gli esercenti possono stare aperti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.
Macchè: quelli lì dicono che devi stare aperto secondo quello che dicono loro, che di commercio capiscono tanto quanto di politica cioè un pisello.
Quelli lì.
Quelli che hanno circondato Milano di centri commerciali e poi ai commercianti li fanno chiudere presto.
Che idiozia !!
Ma andate a lavorare !!!!

domenica 15 agosto 2010

CRACK !

Goldman Sachs, IBM Retirement Plan Trust, Pension Benefit JP Morgan, Grindavik Fund, Cattolica Partecipazioni spa, Societè Generale, Arion Bank, Corporacion Andina de Foment, Abrams capital partner, Banco Popolare s.c. London Branch, Caisse d'Epargne de l'Etat, Raiffeisen Zentralbank, Minnesota State Board of investments, Indonezische overzeese Bank, Caixa Catalunya, Slovak Telekom, Morgan Stanley, Lybian Arab Foreign Investments, Dexia Bank Belgium, First Commercial Bank, Lucent Tecnologies Pension Trust, ING, Banque Havilland, Commercial Bank of China, The Prudential Insurance Company of America, Pioneer funds,  Credit Suisse, State of Oregon, Deutsche Bank, Bayerische Landesbank, The Royal Bank of Scotland, UBS, Sumitomo banking Corporation, Bipiemme vita spa, sono solo alcuni dei 28,167 creditori riconosciuti della banca islandese Kaupthing Bank hf.
Il totale dei crediti riscontrati dall'apposita commissione tenutasi a Reykjavik il 22 gennaio 2010 e presieduta da Feldis Lildja Oskarsdottir è di 7.316.225.878.293 (settemilatrecentosedicimiliardiduecentoventicinquemilioniottocentosettantottomiladuecentonovantatre corone islandesi) pari a  46.898.883.835  euro (quarantaseimiliardiottocentonovantottomilioniottocentottantatremilaottocentotrentacinque) al cambio odierno di 1 euro = 156 ISK.
Poca cosa, se volete, rispetto al fallimento di Lehman Brothers dicharato il 15 settembre 2008 con  debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per  155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi (totale 1.407 miliardi di dollari).
Fatto sta che nei due fallimenti i grandi creditori sono in buona parte gli stessi.
Quello che spaventa maggiormente è il "silenzio" mediatico sceso sui due casi.
Un silenzio teso soprattutto a mascherare o a coprire l'effettivo stato di salute dei creditori tra i quali si annovera un consistente stuolo di Fondi Pensione, privati e pubblici.
In pratica i Fondi Pensione hanno perso i fondi, e non potranno assicurare ai loro clienti né le pensioni né i servizi ad esse correlate.
Non sorprende allora che i Governi si siano subito mossi per elevare, anche sensibilmente, l'età pensionabile dei lavoratori appellandosi a statistiche - elaborate da agenzie governative - tese a dimostrare l'aumento delle aspettative di vita.
Nel frattempo la crisi economica continua: l'Italia "cresce" dell'1,4% che, al netto dell'inflazione all'1,7% determina una decrescita dello 0,3%, ovvero stagnazione.
La Cina perde colpi col dimezzamento della crescta del PIL, a causa del diminuito potere d'acquisto dei paesi clienti.
L'aumento della disoccupazione determina la diminuzione delle entrate erariali e dei relativi contributi pensionistici, rinforzando il teorema del non riconoscimento delle pensioni.
Di questo passo potremmo assistere alla rinascita delle "tessere annonarie", ovvero la sostituzione dei contanti con buoni acquisto per i pensionati.
E non è fantapolitica.
 
 
 

BRANCHER, VERDINI E IL SOTTOBOSCO BERLUSCONIANO

Poche settimane fa Aldo Brancher, noto al pubblico per il ruolo avuto nelle scorribande transattive che avevano per oggetto Banca Antonveneta, quisquilia che portò all'arresto di Fiorani (Banca popolare di Lodi) e alle dimissioni di Fazio (Governatore di Bankitalia), diventava ministro di un ministero fantasma.
Indagato e invitato a presentarsi in tribunale, opponeva un ridicolo impedimento istituzionale, dopodichè si presentava in aula dimettendosi, contestualmente, da ministro.
Poche settimane fa Denis Verdini dava i numeri in piazza a Roma (siamo più di un milione ...!) indicando una non indifferente capacità nella manipolazione dei numeri; capacità che oggi Bankitalia gli contesta nella conduzione della Banca di cui è presidente, con una sfilza di malaffari tali da costringere il Ministro Tremonti a commissariare il Credito Cooperativo fiorentino.
Verdini, lo ricordiamo, è il coordinatore del PDL, ovvero colui che sceglie, materialmente, i candidati alle diverse liste elettorali del PDL, il selezionatore dei peones della Camera e del Senato.
Non è passato troppo tempo dallo scandalo che ha coinvolto il Capo della Protezione Civile, relativo agli appalti sospetti per i lavori della Maddalena, e alle sconce affermazioni degli appaltatori per la ricostruzione in Abruzzo, con il solito condimento di  volubili escort.
La memoria è ancora fresca relativamente al caso Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia, incriminato con richiesta di arresto per collusione con la camorra e indagato per le attività di spionaggio operate nei confronti del Presidente della Regione Campania.
L'insipienza dell'opposizione consente a questo governo di sviluppare fenomenali interessi privati ai danni dell'interesse pubblico.
L'apatia dell'opinione pubblica, e una consistente azione di disinformazione costantemente operata dalle TV controllate dal presidente del consiglio, favoriscono il malcostume dilagante.
Il Presidente del Consiglio non può, a meno che non si chiami Bokassa o Pol Pot o Mengistu, affermare che dietro l'azione di Bankitalia ci sono le procure rosse, reiterando un ritornello che suona come un disco rotto.
Bankitalia è un'istituzione essenziale, un pilastro che non può essere ridicolizzato, tanto meno dal presidente del consiglio.
Tanto meno da "questo" presidente del consiglio che, pluri-indagato, pluri-imputato e non sempre scagionato, si permette di affermare che gli altri, non lui, sono colpevoli di interessi privati e corruttele
Emerge con sempre maggior chiarezza un inquietante sottobosco che circonda il governo, fatto da affaristi, speculatori, piccoli manovratori di interessi ai limiti della legalità, da ex piduisti "in pensione", in un quadro che definire allarmante è poca cosa.
I reiterati attacchi al Presidente della Repubblica, i dossier contro il Presidente della Camera, il tentativo di ridicolizzare la Corte Costituzionale, la costante opera di sputtanamento mediatico degli avversari, non possono più essere interpretati come "episodi", ma rappresentano un obiettivo: delegittimare il sistema costituzionale per imporre qualcosa di diverso.
Ma se il "qualcosa di diverso" è la sublimazione della Banda Bassotti, allora è meglio tenerci il sistema così com'è.
 
 

sabato 14 agosto 2010

MANIPOLAZIONE DEL CONSENSO: IL CASO AFGHANISTAN

Un documento della CIA datato 11 marzo 2010 numero 20350303, redatto dalla "red cell" dell'intelligence statunitense, affronta il tema della manipolazione del consenso per fare in modo che l'opinione pubblica europea continui a sostenere le missioni militari in Afghanistan.
Fin qui, si legge, ci si è basati sull'apatia: l'opinione pubblica, distratta o da fattori di politica e di economia interni o da elementi di comunicazione di massa (mondiali di calcio, grandi fratelli, gossip ecc.) potrebbe cambiare atteggiamento se venisse dato troppo peso ai danni che i civili afghani subiscono dalle operazioni militari NATO.
Francia e Germania, in particolare, sono paesi essenziali alla "tenuta" delle operazioni militari in Afghanistan e dove l'opinione pubblica può essere particolarmente ascoltata, ovvero dove una presa di coscienza da parte dell'opinione pubblica potrebbe forzare i governi, di qualsiasi colore politico, ad abbandonare la partita afghana pur di non perdere consensi elettorali, come avvenne per la Spagna di Zapatero.
Il documento evidenzia inoltre come oggi Sarkozy sia in caduta libera in materia di consensi (-30% rispetto allo scorso anno), mentre la cancelliera Merkel in Germania non possa permettersi di rischiare l'esiguo margine di consenso politico sulla questione afghana.
Quindi, prosegue il documento della RedCell CIA, bisogna orientare l'opinione pubblica stimolandone le rispettive ansie, in modo da mantenere se non il supporto, almeno l'apatia in relazione alla guerra afghana.
In Francia si deve paventare un'invasione di rifugiati politici e di profughi, con forte incremento della popolazione islamica sul territorio francese. Perallelamente diffondere l'indignazione determinata da un ritorno del talebani al potere, con le catastrofiche conseguenze sull'educazione e sulla condizione femminile.
In Germania, dove già esiste un dissenso determinato dai costi e dalle motivazioni della missione afghana, il focus della comunicazione dovrà concentrarsi sulla possibile esposizione della Germania, in caso di sconfitta della NATO, al terrorismo e all'incremento del narcotraffico, unito alle dinamiche di immigrazione massiva di rifugiati islamici. Grande enfasi deve essere data agli "scopi umanitari" della missione militare.
Sia in Francia che in Germania va sostenuta l'immagine del presidente americano Obama, capace - secondo l'opinione pubblica europea - di condurre positivamente le relazioni diplomatiche con il mondo islamico nonché di gestire con saggezza la guerra afghana.
L'opinione pubblica europea ha stima e fiducia in Obama, quindi vanno enfatizzate sia la sua figura che le sue affermazioni.
Tutti i media europei, infine, dovranno enfatizzare il ruolo della donna in Afghanistan e l'oppressione che i talebani hanno esercitato sul mondo femminile quando erano al potere, e la paura delle donne di un ritorno al potere dei talebani, in modo da orientare positivamente l'opinione pubblica a sostegno delle azioni militari NATO che "proteggono" le donne e ne assicurano la prossima libertà.
Preferibilmente vanno mandate in onda interviste a donne afghane registrate localmente, per dare maggior credibilità all'informazione.
 
 
 
 

L'ACCORDO

 
I recenti arresti di personaggi di spicco delle varie cosche mafiose hanno tutta l'aria di essere sono il frutto di un accordo politico: le cosche vincenti cedono i "perdenti" allo Stato, mentre i vincenti si riorganizzano in limpidissime SPA, o entrano in capitali di società prevalentemente finanziarie e assicurative.
Continueranno a chiedere il pizzo ma cederanno uno scontrino assicurativo e potranno nominare i loro consiglieri, alla luce del sole, nelle stanze dei bottoni.
Identica cosa fu fatta negli USA degli anni '60 con il processo di cleaning della mafia e il suo ingresso trionfale nel mondo del potere ufficiale (congresso, wall street, magistratura).
Mario Puzo non scriveva sciocchezze ma fatti. Sindona, Calvi &Co. erano il legame tra Mafia e Vaticano, in Italia e negli USA.
L'America di allora era debitrice alla mafia per l'ingresso in Sicilia (e un mare di finanziamenti occulti).
L'Italia di oggi riconosce ai clan vincenti l'esclusiva sul controllo e la gestione del territorio, oltre a ghiotti appalti nazionali, riducendo i costi statali (militari, forze dell'ordine) e aumentando la sicurezza (chi vuoi che sbarchi se al posto della GDF o dei CC trova Cosa Nostra ad aspettarli?).
La normativa recentemente varata relativa alle vendite all'incanto dei beni sequestrati ai mafiosi, normativa che non prevede il divieto ad altri mafiosi di aggiudicarsi le aste, dovrebbe far aprire gli occhi.
Non è casuale che proprio oggi sia stato deciso il sequestro di beni per 800 milioni di euro all'ex re della sanità siciliana, condannato a 15 anni di reclusione.
Il sequestro poteva, anzi avrebbe dovuto, essere definito molti anni fa. Va bene eseguirlo oggi quando si sa chi potrà incassare il premio.

PICCOLE VERITA' MOLTO FASTIDIOSE

Il Jet Itavia IH 871 fu abbattuto nei cieli di Ustica da un missile francese, durante un conflitto aereo contro una pattuglia libica.
Lo diciamo dal giorno dopo il disastro. Lo scriviamo da sempre. Grazie a Cossiga che recentemente ha aperto uno spiraglio di verità.
 
La strage di Bologna fu opera di Al Fatah, che vendicò in tal modo la rottura del patto Andreotti (che prevedeva la libertà di movimento dei terroristi palestinesi in Italia in cambio della rinuncia dei palestinesi ad utilizzare l'Italia come teatro delle proprie operazioni terroristiche) dopo che l'Italia aveva operato arresti "eccellenti" di importanti figure del gruppo palestinese.
 
Il "Negus rosso" Mengistu salì al potere promettendo importanti rinnovamenti istituzionali e modernizzazione del Paese. Commercianti,professionisti, imprenditori e studenti gli diedero fiducia. Mengistu mantenne il potere collezionando  100.000 morti ufficiali. Quando iniziò la rivolta, dopo quindici anni di terrore, Mengistu venne aiutato dagli USA a trasferirsi nello Zimbabwe dove oggi vive come un Pascià, inseguito da una condanna a morte del tribunale etiope che non sarà mai applicata.
 
Il movimento dei Talebani fu finanziato dagli USA per combattere i russi in Afghanistan negli anni '80.
Osama Bin Laden era uno degli alleati principali degli USA.
Hussein in Irak era alleato degli USA contro l'Iran di Khomeini.
Milosevic in Serbia era uomo di spicco del Fondo Monetario Internazionale, legato mani e piedi agli interessi USA.
Siad Barre in Somalia era il referente USA del mercato locale.
Hussein, Milosevic, Bin Laden, Siad Barre sono diventati nemici degli USA: erano matti o forse gli USA non rispettano i patti ?
 
Il "federalismo" italiano è solamente uno strumento politico di allocazione permanente dei poteri: il nord a Lega e PDL, il sud alle rispettive mafie territoriali.
 
Cavour era liberale e scomunicato. Nelle scuole sabaude il crocefisso era escluso (le classi non sono sacrestie, affermava il Conte).
Il crocefisso fu reintrodotto da Mussolini con il concordato del '29.
I primi governi nazionali, fino al fascismo, furono tutti, nessuno escluso, fortemente anti clericali e profondamente laici.
Frequenti i ministri scomunicati dalla chiesa cattolica.
 
Mozart non morì a Vienna a 36 anni. Sommerso dai debiti si rifugiò in Italia, casa Rossini, dove il padre di Giacomo era molto amico del padre di Wolfgang.
In cambio dell'asilo scrisse opere in stile "italiano", che furono intestate al figlio di Rossini. 
Esaurite le opere lasciate da Mozart, Giacomo Rossini si ritirò, ancor giovane e ricchissimo, dalla produzione operistica. 

giovedì 12 agosto 2010

IL MONDO NON SI FERMA AD AGOSTO

Gli italiani, si sa, sono estremamente tradizionalisti.
Resistenti alle innovazioni, diffidenti di tutto e di tutti, intimamente ostili ad ogni cultura diversa da quella del borgo natìo - anzi, di ogni cultura tout court - , gli italiani si tuffano nelle mode con l'entusiasmo di un bambino, ma delle mode seguono l'apparenza, non la sostanza innovativa.
Primi al mondo per percentuale di  telefonini pro-capite, gli italofonici non hanno compreso che la tecnologia, telefonia e mondo web,  ha abolito alcuni concetti quali il tempo-lavoro, la settimana corta, la notte e le vacanze..
La raggiungibilità perenne e la connettività garantita praticamente ovunque fanno sì che il resto del mondo mantenga livelli produttivi elevati quando da noi si recita la commedia delle vacanze d'agosto.
Un Paese europeo, inserito a pieno titolo nella comunità produttiva globalizzata, non dovrebbe neppure permettersi di chiudere la produzione per un mese e, a dirla tutta, non dovrebbe permettersi di ridurre la produzione neppure di notte o di domenica.
Certo, qualcuno dirà che la qualità della vita va salvaguardata.
Ma la qualtà della vita non è determinata dal potere d'acquisto, ma dal come si utilizza la vita.
In un mondo basato sulla competitività produttiva le ferie di massa agostane rappresentano una resa, una bandiera bianca alzata davanti alla concorrenza.
Mentre il mondo globalizza servizi, prodotti e processi di produzione l'Italia si balnea, si incoda in autostrada, si suda nelle feste notturne di piazza al suono di un'allegria forata e fittizia, si seppellisce nei villaggi tutto compreso per farsi animare, incapace com'è di trovare in sé il divertimento e la gioia.
Mentre il mondo globalizza i mercati del lavoro e attira aziende con agevolazioni economiche, salariali e produttive, in Italia i pretori applicano pedissequamente normative superate, reintegrando personaggi licenziati per sabotaggio favorendo così l'emarginazione produttiva italiana e la fuga delle imprese dal territorio nazionale.
Mentre il mondo gira, l'Italia va al mare.
 
 
 
 

domenica 8 agosto 2010

COMMEDIA ALL'ITALIANA

L'estate, in Italia, è periodo di libertà, una specie di carnevale ufficioso, favorito dalla vampa estiva.
Nel passato fiorivano i"governi balneari", che traghettavano maggioranze riottose da una composizione a una ricomposizione o verso nuove elezioni.
Questa estate fornisce qualche brivido in più, aiutata dalle freddure che se non fossero barzellette dovrebbero far pensare.
La barzelletta maggiore è la nascita di un polo centrista che si ispira alla "questione morale".
Un polo cioè formato dal MPA, il cui presidente è indagato per appoggio esterno ad associazione mafiosa, UDC, che annovera tra gli altri anche un certo Cuffaro, condannato in secondo grado per lo stesso reato, e FLI, il cui gran capo dovrebbe spiegare la vendita immobiliare di un bene di partito a Montecarlo e favore di una società offshore che fa capo a suo cognato.
Bel trio: adattissimo a questionare sulle moralità altrui.
E chiudiamo un occhio sul fatto che la sorella del cognato prima che con il capo avesse una relazione con tale Gaucci, formidabile Adone, bello come un dio greco, candidato al Nobel per la finanza creativa, di cui certo ella ammirava più le doti di prestanza che il portafoglio.
Altra barzelletta riguarda il PD, che vuole cacciare il terribile Berlusconi ma non vuole andare a elezioni, anche perché totalmente privo di idee e programmi.
Talmente privo di programmi e di idee che accetterebbe un Tremonti al governo, dopo avere sparato per anni con l'artiglieria pesante contro le scelte da lui operate.
Potrebbe poi dire che le cose cattive le ha volute Tremonti, quelle buone le ha fatte il PD.
Comico.
"Alle urne alle urne" grida Mister Simpatia Tonino, che dal voto vedrebbe l'IDV crescere di importanza nel desolato schieramento di centro sinistra, ai danni del PD.
Rosicchia oggi, rosicchia domani, vuoi vedere che diventa il riferiento del centro sinistra ?
Povero Gramsci, povero Berlinguer...
Alle elezioni vuole invece andare chi potrebbe starsene tranquillo a governare, forte di una maggioranza certa e di un nugolo di peones senza arte né parte, che siedono in parlamento con l'unico scopo di eseguire le volontà del capo schiacciando un bottone.
La barzelletta consiste nella smania di potere e di controllo assoluto delle truppe cammellate e degli ascari , smania che conduce l'attuale presidente del consiglio verso il modello del "tiranno" ateniese.
In linea col "tiranno" le camicie verdi lombardo-venete puntano al controllo totale del nord-est e, se butta bene, a una tornata elettorale che unisca le politiche alle regionali in Piemonte, così da non perdere l'esiguo vantaggio maturato nel nord ovest nell'impari lotta che si intravede tra il sorridente Cota e l'inappuntabile Chiamparino.
In questo clima le baruffe si susseguono a velocità incalzante: battutacce, offese, insulti, in una commedia delle parti che nulla ha a che fare con la brutta situazione sociale nazionale, ma rimanda interamente ad una lotta di potere fine a se stessa.
Una commedia all'italiana che non merita la classe dei Sordi e dei Banfi.
Una commedia con spunti da Pierino, con tanto di "cocottes", di mercimonio e di prurigini mai sopite.
Mentre l'estate trascorre osserviamo, impavidi ed eroici, lo scorrere della storia minore.
Con un dilemma: finirà questo brutto film ?
 

venerdì 6 agosto 2010

LA BRAMBILLA E LA BESTIA

Quando il "politically correct" tracima conduce a disastri inenarrabili.
Confondere il Palio di Siena con la Corrida iberica è un errore colossale.
La Corrida ha per obiettivo l'uccisione del toro, il Palio è una corsa, una corsa storica, che richiama mgiliaia di turisti ogni anno e in cui gli incidenti gravi sono davvero poca cosa rispetto alle corse svolte.
Se dovessimo seguire il ragionamento (?) della Ministra dovremmo vietare il motociclismo, il ciclismo, i pattini a rotelle, le slitte, l'automobilismo, lo sci, il rugby, insomma tutti gli sport che possono "nuocere", che hanno un potenziale di pericolosità.
Ma naturalmente la Ministra si preoccupa per i quadrupedi, i bipedi possono farsi male e anche morire.
La Ministra, nel frattempo, ha fatto un po' di pubblicità, affidando alla suadente voce del suo capo, Silvio B:, la regitrazione degli spot.
Si avvicina quindi la predizione di Enzo Biagi  che scrisse, a proposito di Silvio B. , che "se avesse le tette farebbe anche l'annunciatrice".
Che un Ministro del Turismo confonda una delle principali rievocazioni storiche con una mattanza è preoccupante.
Che un Ministro del Turismo non comprenda l'importanza del Palio nel contesto non solo senese ma toscano e italiano, è triste.
Ma anche questo Ministro ha avuto in dotazione il Turismo come i suoi predecessori: deve fare qualcosa, non sappiamo cosa fargli fare, allora diamogli il Turismo, tanto va bene per conto suo.
Il che non è proprio così, comunque...
Ministra Brambilla, faccia come i suoi predecessori: non faccia nulla.
Almeno, nulla facendo, eviterà di fare danni.
Grazie.
 

sabato 31 luglio 2010

LA RIVOLUZIONE D' OTTOBRE

La frattura consumata tra Fini e Berlusconi ridisegna lo scenario politico facendo riemergere inquietanti fantasmi.
Molti lettori sono troppo giovani per ricordare i moti neofascisti di Reggio Calabria degli anni '70, nati col pretesto dello spostamento da Reggio a Cosenza della sede regionale, ma figli dell'esasperante situazione economica, politica e sociale del meridione.
Se i finiani hanno una posizione storicamente meridionalista, e raccolgono consistenti preferenze in Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, gli stessi finiani rappresentano corpi dello Stato essenziali quali i lavoratori del Pubblico Impiego, l'esercito, la polizia, buona parte della magistratura.
Il ministro Brunetta chiama gli elettori finiani con appellativi quali "fannulloni, imbroglioni, pasticcioni"; il principale  alleato di Berlusconi, la Lega, considera il meridione una sanguisuga, un pozzo senza fondo, una fabbrica di delinquenza, una malattia da cui staccarsi anche a schioppettate.
Mentre Tremonti sforbicia i finanziamenti e commissaria la sanità calabrese (e prossimamente quella pugliese) il Governo, col ministero delle attività produttive ancora ad interim al presidente del consiglio, non preme a sufficienza su FIAT mettendo a serio rischio il futuro industriale di Pomigliano d'Arco e di Termini Imerese, insieme con il futuro dei suoi lavoratori.
La frattura consumata tra Fini e Berlusconi assume allora un significato durissimo, di scontro frontale, tra una politica nazionale, finiana, e una politica nordista, leghista e berlusconiana.
In questo quadro la lega cercherà di accelerare il più possibile la riforma federalista, che sarà interpretata dal meridione come una manovra egoistica, secessionista e razzista. Il meridione non potrà stare a guardare: trattato come pezza da piedi, privato di finanziamenti, immiserito, depauperato, deindustrializzato, disoccupato, non starà immobile. Il meridione è anche armato e molti "gruppi di pressione" hanno interesse a soffiare sul fuoco della rivolta, a mettere in seria difficoltà lo stato romano.
L'ex MSI non ha perso la memoria della piazza di Reggio Calabria, ma stavolta, quarant'anni dopo, i riottosi avranno di fronte i loro "fratelli del sud" in divisa che potrebbero assumere atteggiamenti non di repressione, ma di sostegno e appoggio, come accadde nella rivoluzione d'ottobre quando la marina prima e l'esercito poi si schierarono a fianco dei rivoluzionari comunisti.
Area test degli equilibri sarà il Piemonte, regione dall'alta immigrazione e dalla scarsa capacità di integrazione, dove se si rivoterà per le regionali le scelte elettorali operate dalla massa immigrata di origine meridionale avranno un peso rilevante, ricollocando la Lega in spazi più angusti tra il Ticino e il Piave.
La situazione è incandescente, al limite dell'esplosivo, inchiavardata su una crisi economica molto più dura di quanto la stampa di regime voglia far apparire.
L'autunno in arrivo rischia di essere memorabile.

venerdì 30 luglio 2010

SANT ' ELENA

Sant'Elena è un placido isolotto in mezzo all'Atlantico.
Non è una meta turistica, né un luogo di villeggiatura, ma un ottimo posto per meditare.
Da la è difficile conversare in diretta con gli apostoli della libertà, è difficile governare il popolo della libertà, e persino superfluo pensare alla libertà, soprattutto da parte di chi non conosce affatto il concetto di libertà, disconosce la democrazia, rifiuta la carta costituzionale quando non si attaglia alle proprie esigenze, considera superflui i poteri che non siano il proprio.
Da lì è anche complicato coordinare i coordinatori, i protettori civili, gli appaltatori, gli amici degli amici, i furbetti del quartierino, i mazzettari, gli infiltrati nelle cosche, gli aventi udienza, i mestatori..
Fin là difficilmente si spingono giovani donne disposte a tutto per una concessione edilizia, una carrierina, una seggiola assessorile, una poltrona ministeriale.
Insomma, è un buon posto in cui meditare.
Un grazioso luogo, riservato, dove far trascorrere al presidente del consiglio gli ultimi anni, liberandoci di un fardello ormai troppo ingombrante, di una personalità che ha creato, e sta distruggendo, il cosiddetto centro destra della seconda repubblica.
Cosiddetto perchè nulla, ma proprio nulla, nella politica del PDL ha a che fare col pensiero liberale.
Addio signor B., non ci mancherà. 

mercoledì 28 luglio 2010

I NODI E IL PETTINE (viva Marchionne)

Quarant'anni di contratti collettivi di lavoro hanno promosso la mediocrità e annichilito la motivazione individuale.
Chi era bravo si stancava di impegnarsi, avendo scarse prospettive di miglioramento, chi era sfaticato si sentiva  garantito da un sistema socialista di tutela a senso unico. Chi categorizzato sindacalmente accedeva alla CIG, grande paracadute che non stimola l'aggiornamento e la formazione professionale.
Ora i nodi vengono al pettine, grazie alle leggi economiche dell'efficacia e dell'efficienza dettate dalla globalizzazione dei mercati.
L'azione di Marchionne, se pur contenuta dai lacci e lacciuoli della normativa esistente, è in grado di scardinare il sistema: tornare alla regola per cui "chi lavora guadagna;  più e meglio si lavora più si guadagna" è talmente cosa di buon senso che solo gli interessi di bottega dei sindacati, e la tutela dell'ozio dei fannulloni, possono contestare.
La FIAT fa i conti, e se li fa bene non ha alternative alla convenienza produttiva.
E' una FIAT diversa da quella di Agnelli: quella era un ammortizzatore sociale, questa è un'azienda che vuole competere e vincere.
Il Paese, al contrario, non fa i conti, aggrappato al sogno socialista della tutela ad ogni costo, delle garanzie preconcette, salvo poi risvegliarsi in autunno e scoprire che non ci sono più denari per pagare i servizi sociali, che la festa è finita, che bisogna battagliare per conquistare ciò che fino a ieri si dava per scontato.
Che bisogna saper fare e saper fare meglio per potersi candidare a un impiego.
Che non basta un "pezzo di carta" ottenuto in un laureificio per pretendere retribuzioni.
Che far muovere i treni costa, che Trenitalia non fa beneficienza ai pendolari e il biglietto va pagato.
Che gli asili costano, la salute è cara, la sicurezza ha un prezzo, l'acqua è oro blu, il riscaldamento è un lusso, il telefonino è peggio del mutuo.
L'azione di Marchionne porta il primo nodo al pettine dell'economia.
Altri, in rapida successione, stanno per presentarsi modificando la struttura dei consumi, dello stile di vita, di pensiero.
Forse arriverà una ventata di consapevolezza, forse continueremo a danzare sul Titanic.
Ma i nodi, inevitabilmente, incontrano il pettine.
 

lunedì 26 luglio 2010

L' IMBROGLIO AFGHANO: siamo alleati o complici ?

Wikileaks ha pubblicato oltre 90 mila files riservati che raccontano l'ennesimo fallimento americano: un fallimento prima di tutto strategico, poi tattico.
L'ultimo fallimento in ordine di tempo dopo Vietnam, Iran, Grenada, Nicaragua, Somalia, Yemen, Kuwait, Iraq.
Dopo la guerra in Corea gli USa hanno conosciuto una sola amministrazione capace di risultati: fu quella di Reagan, favorita dal contesto storico e dall'azione vaticana, che vide sbriciolarsi il nemico storico, l'Unione Sovietica, senza dover neppure lanciare una granata.
Forse fu un caso, forse una botta di fortuna, fatto sta che in nessun'altra operazione geo-strategica gli USA hanno saputo sviluppare una qualsivoglia credibilità.
La nemesi degli USA è quella di coltivare e finanziare quelli che domani saranno i propri nemici.
E' accaduto in Yugoslavia, in Somalia, in Iraq, in Afghanistan, con una tale monotonia ciclica da risultare quasi un tormentone storico dell'ultimo mezzo secolo.
Da tempo il sub continente latino americano si è staccato dall'abbraccio della dottrina Monroe, fino a risultare praticamente fuori da ogni controllo, con tensioni pericolose e piccole guerre nascoste in corso tra Venezuela, Colombia, Ecuador e Perù.
Il Messico sempre più assediato, se non controllato, dai narco trafficanti, unici a rendere ricca e cosmopolita Miami-Florida.
Gli USA hanno voluto la fine dei due blocchi, nella convinzione di ottenere il monopolio. Si sono ritrovati con un mondo plurimo e incontrollabile.
Discutere oggi la politica strategica degli USA è importante per chi come noi, in un occidente figlio di un dio minore, deve definire la propria identità storica.
Partecipare la via americana al non-consenso non è, a mio avviso, un buon progetto.
Alleati sì, complici no.
Su questo dobbiamo fare alcune considerazioni.
Per maggiori dettagli :

 

domenica 25 luglio 2010

thank you Bombay !

Il Ministro per le Risorse Umane e lo Sviluppo indiano Kapil Sibal ha presentato nei giorni scorsi a Bombay il prototipo di un LapTop molto simile all'Ipad.
Caratteristiche del nuovo Tablet Touchscreen:
peso 1,5 kg
sistema operativo Linux
funzionamento a Energia Solare
Connessione wi-fi
Costo 35 dollari che potrà scendere a 25 grazie agli incentivi statali.
Il Tablet è stato studiato per favorire l'alfabetizzazione informatica nelle aree povere del sub continente indiano.
Ma le caratteristiche del prototipo sono tali da rivoluzionare completamente il sistema informatico e telematico mondiale mndando in pensione gli attuali oligopoli del settore.
Mentre da noi si tagliano i fondi per la ricerca altri usano la testa.
Mentre da noi si resiste al cambiamento altri innovano e progrediscono.
Una lectio magitralis per l'Italia e l'Europa.
Thank you, Bombay !